Animali, quando uno scatto riesce a raccontare la loro vera anima
Un viaggio nella fotografia degli animali attraverso storie sorprendenti: dietro ogni ritratto c’è pazienza ed empatia
Non basta una macchina fotografica per realizzare immagini memorabili. Nella fotografia degli animali servono osservazione, tempo e sensibilità. Dalle emozionanti esperienze con i cani da soccorso ai ritratti di alpaca, pecore e amici a quattro zampe impegnati nella pet therapy, a Pordenone nasce il primo studio fotografico dedicato ai ritratti di animali domestici e da lavoro.

L’arte della fotografia degli animali: molto più di un semplice ritratto
Quando osserviamo un ritratto perfetto di un cane, di un gatto o di qualsiasi altro animale, difficilmente immaginiamo tutto ciò che accade prima dello scatto. La fotografia degli animali non è fatta soltanto di tecnica, obiettivi e luci: è soprattutto una questione di empatia, osservazione e capacità di aspettare il momento giusto. È un linguaggio che mette al centro il rispetto dell’animale e delle sue emozioni, rinunciando all’idea di controllare ogni dettaglio.
Seguendo questa filosofia il fotografo impara spesso a fare un passo indietro, lasciando che siano il cane, il gatto o persino un alpaca a decidere quando concedere il proprio sguardo. Un approccio che cambia completamente il significato dello scatto e che permette di ottenere immagini autentiche, capaci di raccontare molto più dell’aspetto fisico di un animale.
Il progetto di fotografia degli animali si chiama Sbarbole “ritratti bestiali” ed è complementare al lavoro di “The medium gray studio” di Frank Mendoza: il termine dialettale ‘sbarbole’ è legato al territorio pordenonese e significa ‘guance molli’ in omaggio ai musi degli animali fotografati. I ritratti vengono realizzati in studio a Pordenone oppure a domicilio previo accordi.

Dietro ogni scatto ci sono storie vere e animali straordinari
La fotografia può diventare anche uno straordinario strumento per raccontare il valore sociale degli animali. I protagonisti del progetto Sbarbole sono molto diversi tra loro: cani da soccorso, animali impegnati nella pet therapy, alpaca, pecore e altri compagni a quattro zampe che, ciascuno nel proprio ambito, svolgono un ruolo importante nella vita delle persone.
Non si tratta di semplici fotografie in posa, ma di ritratti costruiti rispettando tempi, carattere e personalità di ogni soggetto. Alcuni episodi sono davvero sorprendenti e dimostrano quanto sia necessario adattarsi all’animale, accettando che non tutto possa essere programmato. Proprio questa imprevedibilità rende ogni immagine unica e irripetibile.
Attraverso immagini e racconti, il reportage restituisce dignità anche ai cani da lavoro, straordinari collaboratori dell’uomo, mostrando come dietro un ritratto ben riuscito ci siano sempre pazienza, fiducia e una profonda conoscenza del comportamento animale.

Perché la fotografia degli animali insegna anche a guardare noi stessi
Esiste un aspetto ancora più affascinante della fotografia degli animali: mentre cerchiamo di raccontare loro, finiamo inevitabilmente per osservare anche noi stessi. Gli animali non fingono, non recitano e non si preoccupano dell’immagine che trasmettono. È proprio questa autenticità a costringere il fotografo a cambiare prospettiva, mettendo da parte la fretta e imparando ad attendere.
Ogni incontro diventa un’occasione per comprendere quanto il rapporto tra uomo e animale sia fondato sulla fiducia, sulla comunicazione non verbale e sulla capacità di ascoltare. Sono elementi che trasformano ogni ritratto in una piccola storia, capace di emozionare anche chi osserva la fotografia senza conoscere ciò che è successo pochi istanti prima dello scatto.
Un reportage per chi ama gli animali e la fotografia, con immagini, curiosità e testimonianze che mostrano come, a volte, il ritratto più bello nasca proprio quando il fotografo smette di dirigere la scena e lascia parlare l’anima dell’animale.
Se sei curioso di scoprire storie che parlano di relazioni autentiche e ammirare scatti autentici, leggi il reportage su Quattrozampe
Articolo pubblicato sul numero di luglio/agosto 2026
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