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Pet therapy con i gatti: Pitagora conquista la Psichiatria del Meyer

di Stefania La Malfa

Il micio Pitagora al Meyer: l'ospedale pediatrico fiorentino ha introdotto la pet therapy con i gatti
Il micio Pitagora al Meyer (foto dal sito dell'ospedale)

È il primo felino a varcare la soglia dell’ospedale pediatrico fiorentino per accendere il sorriso dei piccoli pazienti

Da inizio maggio un micio rosso, molto affettuoso e dispensatore di fusa è il protagonista di un progetto di pet therapy con i gatti all’ospedale pediatrico Meyer a Firenze. Si chiama Pitagora e ha trascorso un paio d’ore nel reparto di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, compiendo un’impresa non da poco: è, infatti, la prima volta che l’ospedale apre le sue porte a un felino.

Un gatto in braccio a un medico
La pet therapy con i gatti sprigiona importanti connessioni emotive con i pazienti

Pet therapy con i gatti: dal primato dei cani alla nuova intuizione del Meyer

L’ospedale Meyer non è nuovo a questo tipo di primati, essendo un vero e proprio pioniere in Italia. Grazie al supporto fondamentale della Fondazione Meyer e a un’intuizione lungimirante, la struttura fiorentina è stata, infatti, il primo centro sanitario pubblico a livello nazionale a introdurre la pet therapy all’interno del protocollo sanitario ufficiale, come una vera e propria terapia medica al pari delle altre.

Da ben 25 anni, i cani dell’associazione Antropozoa entrano nei reparti accompagnati da operatori specializzati: ogni volta sono attesi con gioia dai piccoli pazienti, dalle loro famiglie e da tutto il personale sanitario. Dai cani si passa oggi anche ai gatti con Pitagora che fa parte del gruppo di amici a quattro zampe di Antropozoa. La scelta di introdurre la figura del felino si basa su un’attenta analisi dei nuovi bisogni dei pazienti, in particolare di quelli ricoverati nella Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.

Un uomo accareza un gatto: primo piano della mano e del muso
Coccole e fusa: la terapia in ospedale può anche essere accompagnata da momenti rilassanti

Come funziona la sperimentazione della Pet therapy con i gatti

L’ingresso di Pitagora al Meyer è l’inizio di una sperimentazione di pet therapy con i gatti. Il micio entrerà in ospedale una volta a settimana, muovendosi in ambienti rigorosamente igienizzati sia prima, sia dopo il suo passaggio. Il suo comportamento e il suo benessere in ospedale saranno costantemente monitorati da un gruppo di veterinari ed etologi.

I piccoli pazienti che beneficeranno della sua compagnia sono individuati da un’equipe multidisciplinare composta da medici, infermieri ed esperti di pet therapy. E ad accompagnare Pitagora nel suo delicato compito ci saranno sempre due professionisti del settore, esperti di interventi assistiti con animali: la psicologa Francesca Mugnai e l’operatore Alexis Gerakis.

Un medico accarezza un gatto
La pet therapy con i gatti regala una profonda sensazione di calma e calore domestico

Benefici emotivi e cognitivi per i giovani pazienti

La scelta di far entrare un felino in ospedale può rivelarsi vincente proprio per la natura di questo pet. Essendo un animale domestico molto diffuso, il gatto evoca immediatamente una sensazione di casa e familiarità e favorisce il contatto fisico: si possono, quindi, creare situazioni emotivamente intense e rassicuranti che sviluppano benessere emotivo. La pet therapy con i gatti è indicata soprattutto per i pazienti con patologie psichiatriche che spesso mostrano profonde difficoltà a fidarsi del prossimo e a stringere legami.

La relazione con un felino, in questo caso con Pitagora, è fatta di gioco, attivo o passivo, e di coccole: questo approccio stimola l’espressione, anche di gruppo, e favorise la creazione di un clima caloroso. Come racconta l’ospedale sul proprio sito, i benefici si riflettono a 360 gradi: sul piano emotivo, cognitivo e relazionale.

Sul piano emotivo l’interazione con un micio rafforza l’autostima del paziente che riesce a sviluppare una maggiore capacità di autocontrollo. Promuove, inoltre, la partecipazione attiva all’interno del gruppo, con un percorso di crescita che porta a traguardi graduali. Sul piano cognitivo stimola la memoria, sia a breve che a lungo termine, l’attenzione e la concentrazione, la comunicazione verbale e non verbale. Infine, sul piano relazionale il gatto funge da straordinario mediatore sociale perché la sua presenza favorisce l’aggregazione e stimola le competenze interpersonali: i piccoli pazienti vengono distolti da pensieri autoreferenziali, si riduce l’isolamento e aumenta la capacità di ascolto e di tolleranza alla frustrazione, riuscendo ad adattarsi meglio alla permanenza in ospedale.

Per approfondire

Il gatto Pitagora al Meyer

L’associazione Antropozoa

© Riproduzione riservata.

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