Altruismo: quando significa “cane”
L’altruismo rappresenta uno degli argomenti più controversi in etologia e ha acceso discussioni animate anche all’interno degli studiosi di evoluzionismo. Come si sa, Darwin ha messo in luce il fatto che i processi di adattamento, quelli che rendono gli organi così mirabilmente correlati alle funzioni che svolgono (le ali di un uccello come le pinne di un pesce), si svolgono attraverso eventi di selezione all’interno della popolazione. Questo significa che qualunque piccola mutazione che apporti un vantaggio all’individuo che ne sia portatore rende quel soggetto più predisposto a lasciare discendenti e quindi quel carattere maggiormente presente nelle generazioni future. Ne esce un quadro di competizione spietata fra gli individui ove non c’è posto per comportamenti altruistici, poiché qualunque soggetto che non li presenti (ossia che resti egoista) si avvantaggerebbe a tal punto rispetto agli altruisti che nel giro di poche generazioni il carattere dell’altruismo verrebbe cancellato dalla popolazione.
In natura non esiste altruismo, eppure…

Perché mette a repentaglio la propria vita?
La domanda che allora ci facciamo è questa: perché il cane manifesta atteggiamenti di incredibile altruismo arrivando persino a mettere a repentaglio la propria vita pur di difendere o di salvare un membro del proprio gruppo? E lo fa anche nei confronti dell’essere umano, con il quale non condivide di certo una prossimità genetica. Per comprendere questo dobbiamo considerare il fatto che i mammiferi hanno puntato tutto il loro successo riproduttivo sulle cure parentali, cosicché qualunque individuo che manifestasse un surplus di attenzioni parentali riceveva un premio in termini di trasmissione dei propri geni.
a cura di Roberto Marchesini, direttore del SIUA
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