Il figlio del deserto
Dalla storia vera al grande schermo: tutti i retroscena legati agli animali. Al cinema dal 26 aprile
Gilles de Maistre, il regista de Il figlio del deserto – tratto da una storia vera, sul grande schermo dal 26 aprile – è noto per girare i suoi film senza usare animali creati al computer, preferendo il rapporto reale tra attori e creature. Anche per questo suo ultimo film le riprese hanno seguito questo metodo ‘al naturale’. Il regista ha dichiarato più volte che il suo obiettivo è mostrare ‘la verità dell’emozione’.
Vedere la bambina che accarezza il fennec o che corre con gli struzzi è emozionante proprio perché sta accadendo davvero davanti alla macchina da presa, senza trucchi digitali. È un film che promette di essere visivamente potente, ma anche molto commovente per il carico di verità che porta con sé. In una scena chiave del film, per esempio, gli struzzi devono proteggere il bambino da una tempesta di sabbia. Invece di usare ventilatori giganti e polvere finta, de Maistre ha aspettato che ci fossero condizioni di vento reale nel Sahara, per catturare la reazione autentica degli animali che si accovacciano per proteggere il ‘piccolo umano’ sotto le loro ali.

Impegno etico nel film
La provenienza degli esemplari riflette un forte impegno etico. Gli struzzi provengono da un allevamento locale, mentre i fennec sono stati sequestrati dalle autorità marocchine a privati che li detenevano illegalmente come animali da compagnia. Sottratti precocemente alla natura e ormai assuefatti alla presenza umana, gli animali hanno trovato nel set un ambiente controllato e tutelato.
Durante le riprese, un team di esperti franco-marocchini ha garantito la tutela di ogni specie. Per gli struzzi è stato predisposto un ampio spazio di 2mila metri quadrati su terreno sabbioso, progettato per offrire un ambiente sereno e controllato. I piccoli, più vulnerabili, seguivano una routine rigorosa: all’aperto di giorno e al riparo in tende termiche di notte. Diversa la gestione dei fennec che, data la loro pregressa confidenza con gli esseri umani, sono stati integrati direttamente nella quotidianità della troupe…
L’intervista al regista e al protagonista, il trailer e il backstage del film che racconta la storia vera del ‘bambino struzzo perduto nel deserto’, Hadara, perso a 2 anni nel deserto tra Algeria e Mali all’inizio del 1900, salvato da un gruppo di struzzi e vissuto con loro per 10 anni.
Articolo pubblicato su Quattrozampe di maggio 2026
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