Hachiko nel cuore!

di Maria Paola Gianni

Hachiko

Il film “Hachiko – il tuo miglior amico”  è un capolavoro che ha commosso il mondo, diretto da Oscar Lasse Hallstrom, che non ha lasciato nulla al caso. Magistrali le scene girate a telecamera altezza cane, in bianco e nero (loro quasi non riconoscono i colori), per aiutare lo spettatore a immedesimarsi nel quattro zampe. Il famoso tartufo nero che primeggia sullo schermo è quello del dolce e saggio Hachiko, co-protagonista con un eccezionale Richard Gere, conquistato talmente dal film, da aver voluto persino produrlo.

Hachico, una storia vera senza tempo

E’ una storia vera, senza tempo, fatta di dedizione, amicizia e fedeltà incondizionata tra un uomo e un cane. Hachi, cane Akita, di razza giapponese, ogni giorno accompagna alla stazione il suo compagno umano, il professor Parker (Richard Gere), e lo aspetta al suo ritorno dal lavoro. Ma un imprevisto interrompe questa routine di amore e tenerezza: il professore all’improvviso non tornerà più dal lavoro, per un ictus fatale. E il suo Hachi lo aspetterà alla stazione per tutta la vita, al freddo e al gelo. Dieci lunghi e interminabili anni di attesa, nel ricordo di chi lo adottò trovatello proprio in quella stazione di provincia, luogo di salvezza per il cane, ma anche di morte, nel nome di un amore intramontabile e incondizionato, come solo gli animali sanno esprimere nella loro totale purezza di ideali. “Hachi” in giapponese vuol dire “otto”, appunto, un simbolo che collega la materia con l’infinito e sta a significare l’amore del nostro protagonista a quattro zampe che parte dal cielo e arriva sulla terra.

La storia rappresenta l’essenza di una piccola città e dei rapporti familiari. E la scelta di Richard Gere è stata perfetta. E’ noto nella vita reale per il suo amore per gli animali e per la natura, e soprattutto per il suo legame col buddismo tibetano.

Simbolo del Giappone e dei valori familiari

Hachiko è davvero esistito. Divenne famoso in tutto il Giappone, simbolo dei valori familiari. Insegnanti e genitori enfatizzarono l’attesa di Hachiko come esempio per i bambini.

Fin dai primi anni ’30, la storia di Hachiko è entrata a far parte del folklore giapponese. Nei sette decenni trascorsi da quando Hachiko è diventato un eroe nipponico, la sua storia è stata raccontata in un film giapponese, “Hachik Monogatari” (1987) e in due libri per bambini “Hachik : The True Story of a Loyal Dog”, scritto da Pamela S. Turner e “Hachiko Waits” scritto da Lesléa Newman, entrambi pubblicati nel 2004.

Nell’aprile 1934 una statua di bronzo con la sua immagine venne eretta alla stazione di Shibuya, lo stesso Hachiko presenziò alla sua inaugurazione: morì l’8 marzo 1935.

Le vere star sono loro

“Quando la gente di spettacolo sostiene mai lavorare con i cani o con i bambini, non lo dice perché è difficile lavorare con loro, ma perché ti rubano la scena!”, afferma l’esperto addestratore di animali di Hollywood, Boone Narr. Proprio lui è stato sul set quasi ogni giorno con tre meravigliosi akita, che ha trovato dopo averli cercati in tutto il paese e che ha addestrato per oltre sei mesi affinché interpretassero le diverse fasi della vita adulta di Hachiko.

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Pur ritenendo Hachiko una sceneggiatura bellissima, Narr sapeva che la sua realizzazione sarebbe dipesa in gran parte dal legame emotivo che si sarebbe stabilito tra il pubblico e il cane. E dato che tutti gli dicevano che si sarebbe strappato i capelli nel cercare di addestrare un Akita, razza notoriamente disubbidiente e molto testarda, ha pensato “Ok, è una sfida. Voglio provarci!”. Lo stesso Tagawa, giapponese che interpreta il saggio Ken, in una scena spiega perché Hachi non riporta il bastoncino ad un frustrato Parker. Gli Akita non fanno favori per la sola ragione di piacere, e se vanno a riprendere un bastoncino sarà per un motivo più serio che non un biscottino o una lode. Più avanti, in una scena molto toccante, Hachi si impegnerà in un recupero inaspettato ed insolito: sarà chiaro che qualcosa sta cambiando.

Set animal-friendly

Marisa Bellis, rappresentante sul set della American Human Association (Aha), ha vegliato sulla sicurezza degli animali. “Il pubblico, in genere, guarda un film reagendo alle scene che mettono in funzione il suo campanello di allarme sulla crudeltà sugli animali”, spiega lei, “ci si preoccupa molto del fatto che il trattamento subito dagli stessi possa rovinare la visione di un film. Perciò la Aha ha voluto essere sul set anche per rassicurare il pubblico”. Ogni scena è stata documentata con una spiegazione di come gli addestratori abbiano ottenuto dagli animali ciascun comportamento, e poi è stata messa sul sito “www.americanhumane.org”.

Il set di Hachiko era assolutamente animal friendly, con gran parte del cast e della troupe che si presentava ogni giorno al lavoro con i suoi personali amici a quattro zampe, spesso coperti da cappottini e mantelline. Gran parte del film è stata girata in Rhode Island nei mesi più freddi dell’inverno. Ma la Bellis racconta che l’associazione Aha ha analizzato tutta la sceneggiatura in anticipo, stabilendo poi alcune linee guida e alcun condizioni per assicurare il benessere dei cani, specialmente dei cuccioli, molto vulnerabili al freddo.

Tutti i cani sono così

“Anche se la storia di Hachiko sembra eccezionale”, afferma Roberto Marchesini, etologo e direttore della scuola di Interazione Uomo-Animale (SIUA), in realtà essa ci mostra quello che tutti i cani ci donano quotidianamente: un amore che non finisce. Per questo non ci si deve vergognare di rivolgere le proprie attenzioni e il proprio affetto verso un compagno a quattro zampe”. Poi aggiunge “i cani ci insegnano l’empatia, cosicché l’amore tra uomo e cane è la più grande palestra per accrescere l’altruismo, anche verso i nostri simili. Adottare un cane non è solo un atto di generosità, ma l’inizio di una storia unica e irripetibile”.

“Gli animali si sacrificano per amore, possiedono una nobiltà di animo che troppo spesso manca agli esseri umani” commenta Jason Alexander, altro attore del film, “la storia di Hachicko è importante perché contiene una lezione profonda, senza essere severa. E’ una piccola storia con molte sfumature ed è pertanto sofisticata nella sua semplicità. Non c’è alcun atto eroico. E’ solo ‘ti ho trovato, ti tengo con me e ti dò il mio affetto in modo vero senza forzature’. Adesso nella mia vita questa cosa mi tocca molto profondamente”.

Di Maria Paola Gianni (riproduzione vietata)

© Riproduzione riservata.

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