Cantami, o Diva, del pinnipede Akille

di Valentina Romanello

Nato con la sindrome del cucciolo nuotatore, il cane striscia come una foca, mentre i fratelli camminano. Un calzino e tanta dedizione per salvarlo, e la sua storia diventa un libro: guerriero lui, eroi i suoi proprietari

Si racconta che i missionari cristiani affrontarono enormi difficoltà quando ricorsero alla metafora dell’“agnello di Dio” nel tentativo di convertire gli eschimesi che, non avendo mai visto tale animale, non riuscivano a dare significato alla metafora. Dovendo portare un altro esempio, la scelta cadde, dunque, sul “kotik”, termine indigeno che indica il “cucciolo di foca”. “Questo animale, dalla natura indifesa e dagli occhi commoventi,” come osservò all’epoca il missionario Wilfred Grenfell, “è il miglior sostituto che la natura possa offrire”. Un pinnipede tanto incerto quando striscia sulla terra ferma da sembrare al sicuro solo mentre nuota: bene, ci crediate o no, questa è la storia – anche raccontata in un libro – di una piccola foca a quattro zampe e del miracolo che l’ha resa invincibile.

Personaggi e gesta

Che poi, i cani, mica nuotano così. Concorda, sorridendoci sopra, la dottoressa Isabel Salza, medico veterinario che, a venti giorni dalla nascita, ha diagnosticato la sindrome del cucciolo nuotatore ad Akille, Bracco Ungherese (Vizsla) che oggi, dopo due anni e per merito di “mamma” Michela Bortolussi e della sua affiatata famiglia…

Articolo pubblicato su Quattro Zampe settembre 2020

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