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Il giudice: il cane è un oggetto, torni dal vecchio padrone

di Alessandro Macciò

Equiparato ad un oggetto e sottratto alla donna che lo aveva adottato cinque anni fa. È questa la triste sorte di Jago, un cane meticcio di piccola taglia (simile a un pincher) finito al centro di una sentenza dai risvolti paradossali. Secondo il codice civile infatti si può pretendere la restituzione “delle cose mobili e quindi degli animali” rinvenuti da altri entro un anno dalla perdita.

Il tribunale di Milano ha sposato questa linea, e ha deciso che il cane Jago dovrà tornare dall’uomo che dice di essere il suo vecchio proprietario.

L’avvocato della signora che ha adottato il cane promette battaglia, perché Jago non è un oggetto.

Come scrive la Repubblica, tutto inizia nel 2014 sotto Ferragosto, vicino a Milano. Jago sta vagando affamato e con aria smarrita, senza collare né microchip su un strada trafficata, quando una donna lo nota e lo prende con sé. La donna chiede in paese se qualcuno l’ha smarrito, poi lo porta in una clinica veterinaria e di qui al canile di Milano. La figlia della donna decide di adottare Jago e ottiene l’affidamento.

L’intervento del vecchio padrone

Qualche mese dopo, però, una persona della zona afferma che Jago sarebbe il cane di un suo amico agricoltore e chiede un confronto. A novembre il canile convoca la donna e l’agricoltore, che in effetti dice di riconoscere Jago. La donna fa notare che l’uomo avrebbe dovuto reclamare Jago entro 60 giorni dall’ingresso in canile, dimostrando di essere il proprietario. Per tutta risposta, l’avvocato dell’agricoltore scrive alla donna chiedendo la restituzione di Jago e dà inizio alla causa.

L’equiparazione ad un oggetto

A questo punto, il giudice dispone il test del dna sui peli rinvenuti in casa dell’agricoltore. Il risultato sembra dimostrare che Jago vivesse lì, anche se non tutti i marcatori corrispondono e sulla continuità della permanenza non c’è alcuna certezza. Tanto basta al giudice, comunque, per equiparare Jago ad un oggetto e disporre il suo ritorno dal vecchio proprietario. L’avvocato della donna ha già fatto ricorso in appello, chiedendo la sospensione dell’efficacia della sentenza di primo grado. Anche perché, al contrario del codice civile italiano, il trattato di Lisbona stabilisce che gli animali non sono cose ma esseri senzienti.

Approfondimenti: 

Se vuoi scoprire cosa dice la legge su un altro tema delicato, leggi anche Pignoramento di animali addio

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