Le 4 bugie sui cani aggressivi

di Angelo Vaira

Il trovarsi di fronte un cane aggressivo, in rieducazione, troppo spesso giustifica l’utilizzo di metodologie che finiscono per preoccupare i proprietari di cani. Collari a strangolo usati con violenza, collari con le punte rivolte verso il collo del cane, collari a scossa elettrica, calci, urla, strattonate rabbiose. Tali pratiche tradiscono spesso la reazione di rabbia di chi conduce il cane, convinto che sia fondamentalmente una questione di obbedienza: se il cane si comporta diversamente da come desidero, sta mettendo in discussione il mio ruolo.

Per lui è una situazione problematica

In verità sono molteplici i fattori che portano un cane a essere aggressivo. Paura, competizione, territorialità, protezione, predazione, per esempio.

In questi casi, i cani aggressivi cercheranno semplicemente di fare del loro meglio per affrontare una situazione problematica (almeno secondo il suo punto di vista) ed è così preso dalle emozioni che “non ascoltano”.

Daniel Golemann, autore di “Intelligenza Emotiva”, lo chiamerebbe “sequestro dell’amigdala”. Ovvero uno stato mentale in cui non riesci a pensare o a regolare il comportamento. Gli approfondimenti in neuroscienze ai quali fa riferimento nel suo libro, infatti, affondano le proprie radici nello studio del cervello dei mammiferi, cane compreso. In altre parole, quando il cane è aggressivo, non capisce più niente ed è per questo che non dà ascolto.

Saper rieducare le emozioni del cane

Il principale intervento da parte di noi esperti, in questo caso, è quello di rieducare le emozioni, aiutarlo ad autoregolarsi e a cambiare il modo in cui conosce il mondo. Ma perché, allora, c’è chi dice che con i cani aggressivi si possa usare “solo” la coercizione? Nel video correlato a questo articolo spiego che ci sono quattro bugie sui cani aggressivi. Bugie alle quali finiscono per credere anche alcuni “esperti”.

L’aggressività parte “da dentro”

Prima di tutto, però, se vogliamo aiutare il nostro cane, dobbiamo capire cos’è l’aggressività. Secondo il dizionario di etologia Einaudi, a cura di Danilo Mainardi, “l’aggressività è uno stato interno o motivazionale che influenza la predisposizione di un animale ad aggredire. Come è noto in campo umano, l’aggressività non sempre sfocia in comportamenti aggressivi e, quindi, è bene tener distinto questo termine da quello di aggressione”.

Questa definizione conferma quanto affermato nell’articolo relativo al caso di Duke, al quale ci siamo dedicati precedentemente su questa rivista, e precisamente sul numero di aprile scorso: l’aggressività parte “da dentro”. Se vogliamo fare un bel lavoro col cane a poco serve inibire il comportamento aggressivo con le punizioni: finché non cambia il suo stato interno e ciò che lo innesca (motivazioni, emozioni, capacità, convinzioni) non otterremo una diminuzione di aggressività.

Perché il cambiamento interno avvenga è necessario modificare ciò che il cane pensa degli altri cani.

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