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Insufficienza renale cronica nel gatto

di Redazione Quattro Zampe

Gatto grigio a pelo lungo

L’aumentata aspettativa di vita dei nostri gatti fa sì che si vedano sempre più spesso malattie cronico-degenerative. La più frequente è l’insufficienza renale cronica (Irc), caratterizzata da persistenza di elevati valori di azotemia dovuta ad alterata funzionalità.

I fattori predisponenti sono molteplici:

  • nefriti interstiziali subacuto/croniche non diagnosticate o mal curate;
  • linfoma renale;
  • nefriti associate a malattie infettive (Peritonite Infettiva);
  • glomerulonefriti acute;
  • pielonefriti;
  • nefrolitiasi o idronefrosi bilaterali;
  • ipertensione cronica grave;
  • patologie renali su base ereditaria quali il Rene Policistico del Persiano o l’Amiloidosi dell’ Abissino.

Tutte queste possono essere cause di distruzione di tessuto renale, con conseguente insufficienza funzionale.

I sintomi più frequenti sono:

  • anoressia,
  • dimagrimento e mantello scadente,
  • polidipsia e poliuria,
  • vomito,
  • intolleranza all’attività fisica,
  • disidratazione,
  • scarsa vitalità,
  • letargia
  • problemi neurologici quali oscillazioni del capo, confusione mentale o, più raramente, convulsioni.

Può accadere che il proprietario percepisca un odore “urinoso” dell’alito, e a carico della mucosa orale possono verificarsi ulcere.

Altri problemi, meno evidenti, ma molto importanti, sono l’anemia e l’ipertensione. L’anoressia e il vomito dipendono dall’acidosi metabolica e dalla nausea legate al mancato funzionamento dell’emuntore renale; lo scadimento dello stato generale alla dispersione di proteine con le urine e all’anemia secondaria alla mancata produzione di eritropoietina da parte del rene; la disidratazione è secondaria alla poliuria, al vomito frequente e alla scarsa alimentazione; i sintomi neurologici sono dovuti in parte all’intossicazione da radicali acidi ed in parte a squilibri elettrolitici. Anemia e ipertensione sono legate a mancata produzione di fattori ormonosimili da parte del rene malato.

Da tutto ciò risulta chiaro che la terapia sarà molto complessa, volta non alla guarigione, ma al mantenimento di condizioni compatibili con una sufficiente qualità di vita. Dieta ad apporto proteico e salino controllato e terapia fluida endovena o sottocute saranno il caposaldo della cura, che prevederà anche l’impiego di antiacidi, vitamine, farmaci per il controllo della pressione e dell’anemia.

Nei casi che vanno a buon fine servirà una prima fase di terapia più “intensiva” cui seguirà un approccio più morbido, che preveda l’impego costante di dietafarmaci per il controllo di vomito e pressione, mentre le terapie fluide e la terapia antianemica potranno essere praticate a cicli o ad intermitenza.

di Alessandro Arrighi
foto di Shutterstock

© Riproduzione riservata.

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