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Cani randagi – metafora di un artista abusivo

di Maria Paola Gianni

Cani randagi

L’artista Velasco Vitali, di Milano, realizza cani randagi in branco. In cemento, catrame, lamiera, bronzo: materiali da abuso edilizio, come “abusivo” e fuori dagli schemi è il suo genio. Opere a sfondo morale sulla condizione animale e, non a caso, anche dell’uomo.

Slanciati e con orecchie grandi e cadenti, i suoi cani randagi assomigliano a dei Bracchi, comunque a cani da caccia.

Anche se l’ispirazione dell’artista sono e restano i cani randagi e liberi.

Quattro zampe accovacciati, in piedi, sdraiati, che si voltano da un lato o guardano in basso o in alto, che camminano sbilenchi, con le zampe piegate e le code allungate o ripiegate.

Non si vedono, però, mai cani che corrono o in atteggiamento aggressivo, semmai rassegnati, sbandati e senza punti di riferimento.

Cani randagiDa oltre quindici anni Velasco Vitali, 55 anni, ha scelto i cani come tema privilegiato della sua scultura. Anche se lui ha iniziato la sua arte con la pittura, e non con soggetti-animali, già dal 1980.

Modella e assembla i soggetti-cani con i materiali più svariati.

Cemento, catrame, lamiera, piombo, bronzo. Lo siamo andati a trovare nel suo studio-laboratorio di Milano, punto di riferimento delle sue suggestive creazioni.

Artista-abusivo di cani randagi

Velasco ha iniziato con i materiali dell’abusivismo edilizio.

Perché”, precisa l’artista, se l’abuso dal punto di vista della costruzione delle case è perseguibile, nell’arte, invece, è un vantaggio, nutre la fantasia e l’ispirazione. Abusare di un pensiero o di un materiale significa sperimentare nuove idee e nuovi materiali”.

Quella di Velasco non è una formazione accademica, ma “abusiva”, dunque, come le sue sculture, come i suoi cani e come la sua stessa testa. Ecco perché la materia delle sue opere ha una particolare espressività impregnata di vissuto, tra pezzi di lamiera saldata, scheletri metallici ricoperti di gesso bianco o tracce di catrame, a volte ricoperti di colore a seconda dell’ispirazione “abusiva”.

Il branco e la metafora

La mia opera non è una, ma è ‘il branco’, formata da cinquanta/sessanta pezzi”.

Insomma, per Velasco “un pezzo” è come se fosse un singolo tassello, come un mattoncino del Lego che compone un intero muro.

Punto di riferimento iniziale e fondamentale della sua produzione di figure canine, infatti, è il branco di cani.

È una metafora di una civiltà: a ognuno di quei randagi ho dato il nome di una città ‘fantasma’, di un luogo che è stato abbandonato”.

Per l’artista ogni cane è il risultato di un mix di razze, ognuno rafforza la propria capacità di sopravvivere grazie al branco, in qualsiasi luogo e momento.

Cani-randagi3

Tutti i cani sono rappresentati a grandezza naturale, realistici, come la vita umana e animale.

Le posture sono incongrue, forzate, a volte innaturali, quasi a voler significare l’inadeguatezza dell’animale in questa società, che poi, fondamentalmente è anche quella di noi umani.

Credo che la condizione dei cani sia molto simile alla nostra, semmai noi fingiamo di essere migliori”, commenta Velasco.

Asia, il suo Weimaraner

In casa Velasco vive con uno splendido Weimaraner di dieci anni, di nome Asia, anche se il cane ha scelto Cristina (sua moglie), come “capo- branco”.

Ma il fatto che le sue creazioni somiglino a dei Bracchi o a cani da caccia è solo una coincidenza. E poi le ispirazioni del Velasco riconducono a cani randagi.

In realtà Asia è arrivata dopo, da anni già realizzavo queste sagome che ricordano Bracchi o comunque cani da caccia”, spiega l’artista, “probabilmente sono un vizio stilistico che deriva da una memoria, da una visione”.

Tempi di realizzazione e tecnica

Ognuna delle opere ha una “gestazione” compresa tra venti e trenta giorni, che sia ferro, bronzo, lamiera o cemento.

Chi fosse interessato può contattare Velasco tramite il sito internet.

Ognuno di questi “pezzi di branco” costa dai 15mila ai 25mila euro.

Ma in cosa consiste il processo di creazione di un’opera?

Velasco che ha esposto le sue opere a New York, Los Angeles, Bruxelles e Londra, solo per citare alcuni esempi, realizza a memoria un bozzetto su carta, dimensionando le misure del cane e la postura, non esegue mai il disegno dal vero, quindi inventa, a seconda dell’ispirazione, postura e posa del cane.

Poi esegue la scultura in ferro, costruendo prima un telaio come se fosse una torre Eiffel, uno scheletro poi rivestito in lamiera, cemento o catrame.

Se la vuole ottenere anche in bronzo, la porta in fonderia, ottiene il negativo in gomma siliconica, poi il positivo in cera, che può rimodellare come vuole, dopodiché, col procedimento “a cera persa” realizza l’opera in bronzo.

Alla fine decide la colorazione, con le acidature, che cambiano colore al materiale.

Alcuni scultori ricorrono alla ‘cera persa’ per replicare un opera, io no: modifico e plasmo la cera per realizzare ogni volta un’opera unica e dare ai cani una propria identità. Per me ognuno deve essere diverso dall’altro. Non ci sono opere uguali nelle mie realizzazioni”.

Il Film

È possibile vedere come nascono le “creature” di Velasco dal film “Il gesto delle mani” del regista Francesco Clerici (lo scultore Giacomo Manzù diceva che la scultura è il gesto della mano, un gesto d’amore), su YouTube c’è “un assaggio”, grazie al trailer.

Il film segue il processo di creazione di una scultura di Velasco Vitali dalla cera al bronzo smaltato, alla Fonderia Artistica Battaglia di Milano. Buona visione.

 

 

 

A cura di Maria Paola Gianni
Foto di velascovitali.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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