I gatti e lo yoga: felini e meditazione vanno d’accordo

di Maria Paola Gianni

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I gatti e questa antica pratica meditativa sono due medicine infallibili, che fanno bene al corpo e alla mente.
Un binomio esplosivo per raggiungere l’estasi del relax.
Ce lo spiega l’esperta Lorena Valentina Pajalunga.

Gatti e yoga?

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Che strano abbinamento.
Però, se ci pensiamo bene, non è poi così sbagliato.
Se, infatti, proviamo ad allestire in casa un angoletto dedicato allo yoga, il nostro gatto farà di tutto per stare con noi.
E si impossesserà subito del tappetino e quel nuovo spazio sarà subito il suo preferito.
L’importante è stare attenti a dove si infilerà mentre noi ci accingeremo a fare le varie figure.
E chi dovesse andare in uno dei due centri yoga di Lorena Valentina Pajalunga troverà ad accoglierlo  due splendidi cani.
King Arthur, Boxer bianco e Black Snow, un pastore, sono pronti ad assisterlo e a rilassarsi con lui.

 

Anche loro non perdono occasione per entrare in sala e partecipare attivamente alla pratica.
Con profondo piacere dei miei allievi, piccoli e grandi

spiega simpaticamente Lorena Valentina, anche “mamma adottiva” di tre gatti, Vanilla Sky, Nina e Anakin (che però sono più al sicuro in casa).
Lorena Valentina è anche presidente dell’Associazione italiana yoga per bambini.
Con l’associazione organizza corsi di formazione per insegnanti di yoga su tutto il territorio nazionale (www.aiyb.it).
Ed è autrice dell’interessante libro “Mindfulness per gatti (e per i loro padroni)”.
Il volume ci fa capire come praticare yoga con i gatti, e non solo, ci faccia sentire “un unicum” con loro, nei momenti di maggior relax.
Le sue due scuole yoga sono a Milano (“Le Filosofie del Corpo”, in via Nino Bixio 15) e a Oreno di Vimercate (MB), in via Madonna 12/E.
E lei, ci tiene a ribadirlo, non ha mai vissuto senza un gatto.

Lorena Valentina, perché lo yoga fa bene?

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Perché, se praticato nel tempo e con costanza, diviene parte integrante della nostra vita, non più un momento a sé.
Cogliere l’unicità di ciascun istante e imparare a calmare la mente con l’immobilità del corpo e con le altre pratiche, via via, più mentali e spirituali ci permette di entrare sempre più in profondità in noi stessi.
E in connessione autentica con la vita meravigliosa che ci circonda.
Cambiare la nostra attitudine verso di essa ci permette di fare una quotidiana esperienza di meraviglia.
Questo diviene un vero e proprio esercizio filosofico.

E come le è venuto in mente il binomio yoga e gatti? 

Cosa cambia quando lo si fa in felin-compagnia?

I nostri amici a quattro zampe sono così dignitosi, equilibrati, alteri ed eleganti.
Ci danno la sensazione di sapere quale sia il loro posto nel mondo.
E ci lusingano quando decidono, a volte, di accordarci un po’ della sensazione che proviamo di fronte a un grande maestro.

Qualche consiglio su come praticare yoga al meglio con il gatto? 

E magari anche con il cane?

Consiglio di accettare la loro presenza invasiva, ma sicuramente piacevole.
Imparando dai nostri amici animali il “qui ed ora”, cioè imparare completamente a stare nel momento presente.
Senza angosciarci, proiettando la mente nel futuro o nel passato.

Come interagiscono i suoi gatti con lei mentre fa yoga in casa?

Ho tre gatti e due cani.
I nomi dei miei gatti Vanilla Sky, Nina e Anakin sono stati dati loro dai miei figli quand’erano più piccoli. Non ho mai vissuto senza un gatto.
Sarà sicuramente successo anche ai lettori di Quattro Zampe di volersi raccogliere per una pratica meditativa o anche ginnica.
Oppure di stare seduti a una scrivania per studiare e di aver fatto l’esperienza “invadente” dei gatti che pretendono di rimanere nel nostro piccolo spazio e di voler interagire completamente con la nostra attività.
È bellissimo osservare come, durante le pratiche di rilassamento o meditazione, anche loro sembrino cogliere l’energia della pratica, immobilizzandosi come esperti meditatori.

E la pratica meditativa “del non fare nulla” ?

La racconto nel libro, dove si suggerisce di rimanere seduti vicino a una finestra, in modo da poter
guardare il cielo in tutta comodità.
L’importante è cercare un luogo e un momento dove nessuno verrà a disturbarci.
Iniziando con una respirazione lenta e rilassata, ogni volta che espiro invio tutti i miei pensieri e tutta la lista dei miei impegni quotidiani.
Nello spazio esterno dove immagino che si dissolvano.
Quando inspiro mi riempio di un senso di freschezza, energia e vitalità.
Osservare un gatto apparentemente assopito di fronte a una finestra credo che sia molto vicino a questa condizione così faticosamente da noi ricercata…

Un simpatico aneddoto da raccontare?

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Tutta la mia ricerca è stata proiettata verso lo yoga per i bambini e l’amore per gli animali.

Mia figlia, che mi aiuta con i libri e la mia attività, è diventata da poco veterinaria.
Credo di aver infuso queste mie passioni in lei!

 

 

E il saluto al sole, Surya Namaskara?

Il saluto al sole è una pratica che suggeriamo agli amici lettori.
La mattina presto, appena svegli, immaginando di trovarsi di fronte al sole che sta sorgendo.
E mentre si assumono le varie posizioni, eseguite in maniera circolare e fluida, si può ricevere l’energia del nuovo giorno appena cominciato.
Questo aspetto energetico e simbolico è quello più importante.
In India, all’alba, si possono vedere tante persone dedicarsi alla loro pratica personale.
Vivono l’aspetto simbolico e di profonda connessione con gli elementi e la natura.
Invece, come lo interpretiamo noi in Occidente, il saluto al sole è una vera e propria pratica riscaldante. E’ propedeutica sia agli asana, posizioni che lo yoga richiede mantenere nell’immobilità, sia come momento preparatorio a una giornata dalle mille  attività con un ritmo frenetico.
Dedicare qualche minuto a noi stessi, prima di cominciare qualsiasi altra attività, è una delle tante proposte che lo yoga ci regala.
E che diventa un “modus operandi” nel nostro quotidiano.

Nel libro scrive che il cane è prosa… Adho mukha svanasana, il cane…. 

E che il gatto è poesia. Marjariasana, il gatto…

Ci sono due posizioni classiche dello yoga che sono proprio il cane e il gatto.
Anche a occhi non particolarmente sensibili risulta chiara la differenza tra il cane e il gatto, pur amandoli entrambi infinitamente.
Non si potrà mai “addomesticare” un gatto così come accade con i nostri fedeli amici cani.
C’è un’altra storia molto bella che racconta di come, all’inizio dei tempi, fu proprio il cane a diventare il
miglior amico dell’uomo e il più fidato.
Il gatto invece fu l’ultimo ad avvicinarsi alla nostra razza umana.
Credo che si sentano proprio un po’ superiori… oltre a essere l’impersonificazione dell’autonomia.

Qual è la leggenda del gatto Siamese?

Si dice che il gatto Siamese sia originario della Thailandia, anticamente chiamata Siam.
Secondo la leggenda, i membri della famiglia reale, dopo la morte, si reincarnavano nel loro gatto.
Il felino, infatti, veniva inumato col defunto, nella tomba venivano realizzate delle uscite per permettere
all’animale di uscire e portare con sé l’anima del defunto.
Quindi, il gatto veniva riaccolto a corte e trattato come una persona di famiglia.

E il gatto della fortuna chi è?

yogaIl Maneki Neko, chiamato appunto “gatto della fortuna”, è il protagonista di un mito giapponese.

La storia racconta che questo micio salvò la vita a un ricco feudatario.
L’uomo stava riparandosi dalla pioggia sotto un albero, vicino a un tempio.
Il gatto lo chiamò verso di lui e un attimo dopo l’albero venne colpito da un fulmine.
Il micio aveva salvato quel ricco feudatario.
Quando il felino morì venne costruito il primo Maneki Neko e da allora è diventato una scultura molto
diffusa e di buon auspicio.

Chi è Lorena Valentina Pajalunga

Si è diplomata nel 1989 alla Bihar School of Yoga di Munger (India) di Swami Satyananda.
E poi anche alla Federazione Italiana Yoga nel quadriennio 1992-1996.
Si è laureata in Scienze della Formazione all’Università degli Studi “Bicocca”.
E’ docente a contratto alla Facoltà di Scienze della Formazione del medesimo Ateneo per l’insegnamento dei laboratori di Yoga per bambini.
Da alcuni anni è coordinatrice didattica del primo Master universitario in “Esperto di yoga per l’infanzia e l’adolescenza” all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Fondatrice e docente dell’Associazione italiana yoga per bambini.
Dirige da 25 anni la scuola di yoga “Le Filosofie del Corpo” a Oreno di Vimercate.
Da decenni è impegnata nell’insegnamento dello yoga per l’infanzia e l’adolescenza e nella formazione di docenti per il metodo GiocaYoga.
Tiene corsi di yoga preparto collaborando con l’azienda ospedaliera di Desio e Vimercate.
È autrice dei libri: “Giocayoga” (edizioni Il Punto d’Incontro); “Yoga Piccolo Piccolo” (edizioni Corsare).
E ancora, di “Play Yoga” (White Star Kids) e “Yoga per Adolescenti”.
Ha scritto anche “Il grande manuale delle sequenze dello yoga” e “Mindfulness per gatti (e per i loro padroni)”, tutti e tre di Edizioni L’Età dell’Acquario.

Il libro

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“Mindfulness per gatti (e per i loro padroni)” di Lorena Valentina Pajalunga è un divertente libro molto
esaustivo nella forma e anche nelle illustrazioni (a cura di Eloisa Scichilone).
Prende spunto da storie di yoga, miti, poesia e curiosità e si addentra in pratiche serissime, semiserie
o che fanno sorridere.
Ideali per chi non vuole mai lasciare fuori il proprio gatto dalla meditazione.
E gli effetti “indesiderati”? Si risolveranno con una passata di aspirapolvere.

 

Info:
Associazione Italiana Yoga per Bambini

Scuola di Yoga “Le Filosofie del Corpo”

di Maria Paola Gianni

 

© Riproduzione riservata.

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