Segugi sulle tracce del killer dei cani

di Maria Paola Gianni

Agenti molto speciali in prima linea a Roma, a Villa Phamphili e Villa Sciarra, due storici parchi della Capitale che di recente, purtroppo, sono stati teatro di diversi casi di avvelenamento di cani. A intervenire col loro fiuto infallibile sono Dingo e Maya, Pastori Belga Malinois, dal carattere esuberante e fortemente ricettivo, e Datcha, una socievole ed esperta Border Collie: insieme ai loro conduttori, infatti, rappresentano i primi Nuclei cinofili antiveleno operativi in Italia, quelli cioè della Forestale e del Parco nazionale del Gran Sasso. Scovano e cercano ogni possibile dettaglio utile per far luce sulla vicenda e per recuperare prove e indizi che portino alla scoperta dell’autore del gesto criminale: il killer romano dei cani.

Già da diverse settimane si erano moltiplicate le segnalazioni di avvelenamenti in diverse zone di Roma, in particolare parchi pubblici e aree circostanti, dove si portano a spasso i cani. Sono stati accertati circa dieci decessi tra cani e gatti. Alcune denunce sono pervenute anche alla Forestale intervenuta sul posto col Nirda (Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali) e col Comando provinciale di Roma, oltre che con le unità del Nucleo cinofilo antiveleno. I riscontri sul decesso di “Bo”, un giovane meticcio che ha ingerito il veleno letale nelle strade vicine a Villa Pamphili, e quelle sui reperti rinvenuti hanno evidenziato il tipo di veleno utilizzato che provoca il decesso degli animali nel giro di poche ore con sintomi che si manifestano solo quando ormai gli organi interni risultano compromessi. Il fenomeno dei bocconi avvelenati ha determinato un clima di grave allarme fra proprietari di animali domestici e genitori di bambini che ogni giorno frequentano i parchi pubblici romani. Simili reati di maltrattamento aggravato dall’uccisione del quattro zampe prevedono la reclusione fino a due anni e multe fino a 30mila euro.

KIT FAI DA TE PER SALVARLI

Chi va a passeggio per zone di caccia o comunque collinari o montane, oppure aree considerate a rischio, potrebbe portarsi dietro un flacone di acqua ossigenata e una siringa senz’ago. Nel caso il cane improvvisamente inizi a barcollare, tremare e salivare, “sparargli” al volo in gola qualche siringa di acqua ossigenata, senza paura. Di sicuro vomiterà e questo gli salverà la vita.

 

a cura di Maria Paola Gianni – foto Corpo forestale dello Stato (Luigi Di Battista)

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