Angelo Vaira e il primo approccio con i cani
“Il primo approccio con un quattro zampe? Forse nasce da una mia vita precedente. Ho iniziato a pensare da cane subito. Fin da quando ero piccolissimo”. A parlare è Angelo Vaira, coach della relazione col cane, scrittore, formatore, personalità mediatica. Fondatore di ThinkDog, dell’Approccio cognitivo-relazionale e della Scuola cognitivo-zooantropologica di Pet-training.
Quattro chiacchiere con Angelo Vaira
“I miei genitori mi davano tanti fumetti, chiedevo tutto sui cani. Da sempre”, continua, “il primo libro che ho letto era sul Pastore Tedesco, avevo otto anni. Ho sempre amato questo cane, mi dà una grande sensazione di fedeltà, protezione e amicizia. È un amore da sempre. Mi ricordo, in un viaggio a Roma con i miei genitori, comprai i primi due libri, Zanna Bianca e una piccola enciclopedia sulle razze dei cani.
Più cane che gatto, dunque…
Sì, non so perché. Forse per la pro-socialità del cane, per questa sua forte tendenza a creare dei legami.
Ce l’ha anche il gatto, però. L’ho scoperto più tardi.
Il tuo primo rapporto speciale con un cane?

Come hai fondato Thinkdog
La prima volta che ho sentito questa parola è stato su un libro di John Fischer che si intitolava così. Mi è piaciuta l’idea di mettersi nei panni del cane. Nel 2001 fondai la società con questo nome, cinque anni dopo, la scuola di formazione per educatori cinofili.
“Thinkdog” è stato un significato che si è evoluto nel tempo. Trasformandosi sempre di più in qualcosa di empatico, che ci permettesse di evolvere come persone.

Quando un cane entra “prepotentemente” nella nostra vita affettiva, che porte riesce ad aprire? Come può cambiare le persone così profondamente? E perché è tanto diverso vivere con un cane in casa, piuttosto che con un quattro zampe lasciato fuori in giardino
Ci sono due chiavi di lettura molto importanti. Primo: la relazione con gli animali, specie col cane, è iscritta nel nostro dna. Ossia, noi siamo diventati esseri umani, homo sapiens sapiens proprio grazie a una forma di scambio costruttivo con loro, data da fantasia, convivenza, necessità, cooperazione. Per cui ci siamo evoluti con questa predisposizione: accettare l’animale nel nostro mondo, tanto che se guardiamo anche solo i loghi di grandi aziende o la pubblicità, l’animale ricorre sempre, è presente, diventa simbolo, proiezione, fantasia.
E la seconda chiave di lettura?
Il fatto è che noi ci troviamo proprio bene con gli animali. Certo, ciò non vale per tutti e fa parte anche della storia dell’individuo. È questa la seconda chiave, che però da sola non basta, è legata alle scelte che facciamo. Ad esempio, nella relazione col cane, un conto è averlo in casa e viverlo in tutti i nostri momenti, un altro è averlo fuori, in giardino, dove interagisce solo a singhiozzi. In questo ultimo caso, non ci si pone in uno stato di apertura nei confronti di quell’animale, non gli si consente di far parte della nostra vita. Dunque, la prima cosa di cui ci si deve occupare è cercare di essere di beneficio al proprio cane. Amore, per me, ha questa accezione: “voglio che tu sia felice, con tutto quello che ciò implica”.
Forse c’è una tendenza filo-buddista, in tutto ciò?
Beh, io sono buddista. Molto tempo fa, nel 2003, ho preso i Voti del Bodhisattv
Accade così che chi, fino al giorno prima, non sopportava i cani e gli animali in genere, cambi improvvisamente.
Ciò che ci fa cambiare non è il cane, ma la relazione che si instaura con lui, che non è in giardino, ma in casa, nei nostri stessi spazi, perché deve sentirsi parte del gruppo, viverlo momento per momento con noi. Per fortuna l’evoluzione e l’a more verso gli animali si sta evolvendo in positivo.
Se prima si entrava in un negozio di animali per ammirarli, ora, a guardarli là, ci dispiacciamo. Sono cambiate tante cose. E Thinkdog è una di quelle scuole che ha dato un forte contributo in termini di idee, di innovazione, di persone che si sono formate, ormai sono più di mille, persino nelle isole.
E Jean Pierre Robespierre?

Jean Pierre trattiene la pipì, va aiutato, ma è solo questione di abitudine, non mi pesa. Ha il suo bel carrellino, stiamo benissimo insieme, ormai sono sei anni, mi accompagna anche a seguire le classi di socializzazione, alla scuola Thinkdog, e insegna addirittura agli altri cani, è meraviglioso.
Ultima domanda: collare o Pettorina?
Pettorina tutta la vita. Io da sempre sono stato a favore.
La pettorina soddisfa i bisogni di movimento del cane. Mentre sul collare esistono tante ricerche scientifiche secondo le quali fa male alla colonna vertebrale e alla trachea, ad esempio. La pettorina, invece, è l’ideale per portare a passeggio il nostro amico.
a cura di Maria Paola Gianni
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