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La maggior parte dei lupi europei ha il DNA del cane

di Redazione Quattro Zampe

Lo studio “Widespread, long‐term admixture between grey wolves and domestic dogs across Eurasia and its implications for the conservation status of hybrids” condotto dall’Università di Lincoln (UK), l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ISPRA e l’UCLA – Università della California – dimostra che l’accoppiamento tra cani domestici e lupi selvatici, nel corso di centinaia di anni, ha lasciato un segno nel pool genetico del lupo.

Circa il 60% dei genomi del lupo grigio eurasiatico trasporta piccoli blocchi del DNA dei cani domestici, suggerendo che i lupi si sono incrociati con i cani nelle generazioni passate. I risultati suggeriscono che l’ibridazione tra cane e lupo, a livello geografico, si è diffusa in Europa e in Asia, mentre il fenomeno è stato meno frequente nelle popolazioni di lupi selvaggi del Nord America.

Lupo grigio

I ricercatori hanno esaminato il DNA dei lupi grigi – antenati del cane domestico – per determinare quanto il loro pool genico sia stato influenzato da quello dei cani domestici e quanto sia diffuso il processo di ibridazione. Nonostante le prove di ibridazione, le popolazioni di lupi sono rimaste geneticamente distinte dai cani, suggerendo che tale incrocio non diminuisca la capacità distintiva del pool genico del lupo, se si verifica a bassi livelli.

I risultati potrebbero avere importanti implicazioni per la sopravvivenza del lupo grigio, specie vitale per l’equilibrio naturale dell’habitat che occupa.

Studiando uno specifico tipo di variazione genetica nelle sequenze di DNA di lupi e cani domestici – chiamato Single Nucleotide Polymorphisms (SNPs) – gli scienziati hanno identificato il trasferimento delle varianti del gene del cane nei genomi del lupo. Una singola sequenza di DNA è formata da una catena di quattro basi nucleotidiche, se alcuni individui in una popolazione non hanno lo stesso nucleotide in una posizione specifica nella sequenza, la variazione viene classificata come SNP.

Il dott. Malgorzata Pilot, della School of Life Sciences dell’Università di Lincoln, ha dichiarato:

“Il fatto che i lupi selvaggi possano incrociarsi con i cani è ben documentato, ma poco si sapeva in precedenza di quanto questo fenomeno sia diffuso e come ha influenzato la composizione genetica delle popolazioni di lupi selvaggi. Abbiamo scoperto che mentre l’ibridazione non ha compromesso la specificità genetica delle popolazioni di lupi, un gran numero di lupi selvaggi in Eurasia trasporta una piccola percentuale di varianti geniche derivate dai cani, portando all’ambiguità di come definiamo geneticamente i “lupi puri”. La nostra ricerca ha evidenziato che alcuni lupi individuali, che erano stati identificati come “lupi puri” in base alle loro caratteristiche fisiche, risultavano essere di discendenza mista. D’altra parte, due lupi italiani con un insolito colore del mantello nero non mostravano alcuna traccia genetica dell’ibridazione, tranne che per il trasporto di una variante derivata dal cane di un gene legato alla colorazione scura. Ciò suggerisce che la definizione di lupi geneticamente “puri” può essere ambigua e identificare gli individui ammessi può essere difficile, implicando che le strategie di gestione basate sulla rimozione di ibridi sospetti dalle popolazioni di lupi possono essere inefficienti. Invece, il nostro studio ha evidenziato la necessità di ridurre i fattori che possono causare l’ibridazione, come l’abbondanza di cani che si spostano liberamente, le dimensioni della popolazione di piccoli lupi e la caccia non regolamentata”.

Fonte: Università di Lincoln

 

© Riproduzione riservata.

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