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OIPA e Simone Dalla Valle per dare un’altra chance a Devis

di Maria Paola Gianni

La storia di Devis

Devis: per lui il destino aveva scritto una storia in discesa. Senza ritorno. Per fortuna, gli uomini sbagliati incontrati nei suoi primi due anni di vita sono stati poi compensati da quelli giusti, come quelli dell’associazione Oipa Italia onlus e come Simone Dalla Valle, uno dei più affermati dog trainer italiani che da dieci anni lavora nei canili per il recupero dei cani con problemi comportamentali, lo abbiamo visto anche nella nota trasmissione DeAKids Missione Cuccioli. Coinvolta anche l’associazione Animals Angels Novi onlus, con buona dose di amore, professionalità e tanta pazienza. Così Devis è “guarito”, pronto per una nuova adozione. E pensare che era ridotto a cane morsicatore per colpa dell’uomo, condannato a vivere per sempre in un box.

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L’OIPA vuole un finale diverso

Ma partiamo dall’inizio. Alessandra Ferrari dell’Oipa contatta Simone Dalla Valle (è stato suo docente al corso per educatore cinofilo). E lui, che ha già collaborato gratuitamente con la nota associazione animalista, ha cominciato un lungo percorso di riabilitazione che porterà Devis a recuperare la fiducia nelle persone.
L’obiettivo è mostrare come un cane, se rispettato e approcciato con l’umiltà di chi lo vuole conoscere e non comandare, possa sbocciare e regalare quella gioia che chi condivide la vita con un animale ben conosce.

Ha morso cinque persone

La storia di Devis merita una riflessione. Anche se il nostro protagonista era stato adottato in casa, ha subìto un maltrattamento psicologico che lo ha trasformato in un cane “pericoloso”, arrivando a mordere addirittura cinque persone, l’ultima in modo più grave, durante un incontro per le scale del condominio. La sua storia dimostra che non basta accogliere in casa i nostri amici a quattro zampe. Bisogna sapere comunicare con loro, capire i loro segnali e soprattutto le loro esigenze.
A Devis, che durante l’adozione è stato sbattuto su e giù per l’Italia come un pacco postale, era stato negato tutto: viveva ormai sempre rinchiuso e in quei pochi minuti d’aria concessigli, veniva strattonato col collare a strozzo ad ogni “sniffata”. Neanche la soddisfazione di esplorare il territorio, per loro così importante…

Dalla Valle: un’adozione sbagliata

La sua storia, spiega Simone Dalla Valle, “È l’ennesima dimostrazione di come un’adozione sbagliata possa avere degli esiti molto negativi, e di come le ripercussioni a lungo termine ricadano poi su tutta la società, e non solo sul cane e i suoi adottanti”.

Comparotto: gestione superficiale

Dello stesso avviso Massimo Comparotto, presidente Oipa Italia onlus, “L’Oipa ha deciso di scrivere un finale diverso per questa storia. Devis diventerà il simbolo di tutti i cani che sono dati in adozione da persone irresponsabili a persone altrettanti irresponsabili, che li rovinano con una gestione superficiale, per poi condannarli a finire i propri giorni nel box di un canile. Quello che abbiamo voluto fare è prendere Devis per la zampa e accompagnarlo verso la serenità, per dimostrare che quando entra in gioco il circolo virtuoso della collaborazione tra cittadini, associazioni e professionisti della cinofilia, i cani possono davvero essere salvati, in tutti i sensi in cui si può salvare un animale. Non solo, quindi, dalle catene o dalla fame, ma anche da un maltrattamento invisibile e crudele: quello psicologico”.

Tutte le fasi sul sito dell’OIPA

Impossibile raccontare nel dettaglio tutto il lungo recupero di Devis. Sul sito dell’Oipa, sono illustrate, con tanto di video, tutte le fasi sull’evoluzione di questa storia a lieto fine, con aggiornamenti costanti sui progressi di Devis, dall’abbandono, alla paura e alle aggressioni, fino alla rinascita e presto, ci auguriamo, all’adozione. Vedremo con occhi diversi un cane ex-morsicatore, smarrito e impaurito. Vivremo con lui le sue emozioni, i progressi, l’amore e la professionalità di Simone Dalla Valle nell’approccio ideale. Lo seguiremo passo dopo passo, anzi, zampata dopo zampata, verso una nuova vita, stavolta con una famiglia responsabile.

L’arrivo al canile di Tortona

Simone racconta ancora: “La sua ex-proprietaria ha deciso di abbandonarlo in canile“. Così Devis arriva a quello di Tortona, gestito da Animals Angels, che lo ospiterà per tutta la durata del percorso. Anche questa situazione pesa come un macigno sul povero Devis, e spiega perché il cane, smarrito e stressato, cerca più volte di aggredire Simone. “Quando ho visto Devis per la prima volta, il suo livello di stress e smarrimento era palpabile”, racconta il dog-trainer Dalla Valle. “L’uso della museruola a fascia e del collare a strozzo, attraverso il quale riceveva continui strattoni la maggior parte delle volte che si fermava ad annusare o cercava di raggiungere qualcosa, non lo aiutavano a rilassarsi e dopo pochi minuti di passeggiata Devis stava già sbavando, con la lingua di fuori. A quel punto il suo disagio nei confronti di ciò che lo circondava, compreso il sottoscritto, è esploso e, se fino a qualche attimo prima la sua strategia consisteva nell’abbaiare e cercare di allontanarsi, improvvisamente decideva di aggredire. Secondo la proprietaria questo atteggiamento è subentrato improvvisamente, ma ormai rappresenta la sua strategia preferenziale quando incontra qualcuno e altri cani, tanto che in pochi mesi era già arrivato a mordere cinque persone”.

In casa, e non solo, non era compreso

In realtà durante la consulenza emerge una realtà del tutto diversa. Sin da quando aveva sei mesi, Devis ha da sempre mostrato segni di insicurezza verso le persone. E all’interno delle mura di casa le sue paure cominciavano ad assumere i toni di una sequenza aggressiva con abbaio e posture più sicure. Questi segnali non sono stati compresi né tantomeno affrontati dalla proprietaria, convinta fossero espressione di una spiccata territorialità. Se a questo si aggiunge che il cane, a causa del lavoro su turni della proprietaria, svolgeva solo due o tre passeggiate al giorno di massimo venti minuti, durante le quali indossava un collare a strangolo e non veniva mai lasciato libero né impegnato in attività di alcun tipo, se non quella di abbaiare e tirare come un forsennato, è facile capire come si stesse preparando un mix esplosivo.

Danni psico-fisici del collare a strozzo

Durante la passeggiata in cui ho incontrato Devis, il cane ha manifestato costantemente un alto livello di stress, insicurezza e reattività verso ciò che lo circonda. Un cane con queste caratteristiche, nonostante appaia ‘solo spaventato’, è del tutto normale che arrivi a mordere una persona o un suo simile, specie se messo alle strette da una mancata comprensione da parte di chi dovrebbe prendersi cura di lui e da una gestione del guinzaglio del tutto errata. Ancora una volta rilevo non solo l’inutilità, ma anche gli enormi danni psico-fisici che causa l’uso del collare a strozzo. Purtroppo le strategie offensive (abbaiare, ringhiare, aggredire…) hanno spesso esiti più convincenti rispetto a quelle evitative (immobilizzarsi, tirarsi indietro…) e se le insicurezze del cane non vengono affrontate correttamente, non di rado il quattro zampe ‘improvvisamente’ tenta di mordere e si abitua a farlo. Ciò nonostante”, continua Dalla Valle, “Devis ha tentato più volte di comunicare con posture, movimenti e segnali calmanti non l’intenzione di aggredirmi, quanto quella di voler fuggire dalla situazione in cui si trovava. Nel nostro percorso non sarà importante solo il mio lavoro, ma anche e soprattutto l’aiuto di tutte le altre figure coinvolte: l’Oipa che ha avviato e coordinato il progetto, Animal’s Angels Novi onlus che grazie al suo personale se ne è preso cura ogni giorno e soprattutto Devis che vuole tornare a fidarsi di noi e del mondo che lo circonda”.

L’abbandono in canile

L’abbandono non è solo quello in autostrada, ma è anche quello che avviene quotidianamente in canili e rifugi. Nel video si vede Simone Dalla Valle preparare il box per renderlo il più accogliente possibile e far sentire Devis a suo agio, malgrado il distacco dalla precedente proprietaria. “Troppo spesso“, spiega l’esperto, “si sottovaluta quanto può essere impattante dal punto di vista psico-fisico l’abbandono in un canile. Non mi riferisco solo ai famigerati canili-lager, ma anche ai canili come quello in cui opera l’associazione Animal’s Angels Novi onlus in cui, grazie all’impegno dei responsabili, degli operatori e dei tanti volontari, i cani vivono all’interno di box puliti, sono seguiti dal punto di vista veterinario e hanno la possibilità di uscire quotidianamente dal box per fare almeno una passeggiata. Il canile”, prosegue Simone, “è un luogo sconosciuto, troppo freddo d’inverno e troppo caldo d’estate, rumoroso, caotico”.

Recupero della fiducia

Il suo comportamento”, continua a spiegare Simone, “è cambiato velocemente, palesando una crescente accettazione nei miei confronti. Poiché Devis ha continuato a dimostrarsi molto ‘reattivo’ nei confronti dei miei movimenti e suoni, ho pensato di introdurre l’uso del clicker per avere la possibilità di premiarlo anche quando si trova a distanza da me senza esternazioni che potessero turbarlo (come un semplice ‘bravo!’). Non ritengo che imporre la mia presenza, tanto meno la mia vicinanza (come invece avviene attraverso l’uso del flooding, la tecnica usata da Cesar Millan quando, tenendolo dal guinzaglio, si obbliga un cane a permanere vicino a ciò che scatena una reazione negativa) sia una strategia che lo aiuti a rilassarsi e, quindi, a preferire un comportamento socialmente più accettabile. Questo è possibile lasciando al cane la possibilità di:

  1. scegliere come comportarsi (mettendosi eventualmente in condizioni di sicurezza finché preferirà mordere).
  2. abituarsi autonomamente alla presenza dello stimolo scatenante creando delle associazioni positive con lo stesso, tali da preferire dei comportamenti alternativi a quello problematico.

Nel giro di un paio di settimane Devis ha reagito molto bene a questa strategia, riducendo drasticamente la distanza. Così ho introdotto nel box una seconda persona per farle replicare i rituali (e avere anch’io un aiuto nella gestione quotidiana, un sentito ringraziamento va quindi a Federica Fornasari di Animal’s Angels Novi Onlus)”. Simone poi conclude: “Regola base: coi cani mai tempi lunghi, ma pause. Con Devis è stato ancora più delicato. I tempi variavano di volta in volta. Magari in canile passavo quindici minuti con lui, poi andavo da un altro cane, e poi tornavo da Devis. Le prime due settimane sono andato a trovarlo tutti i giorni. Anche il primo gennaio, ad esempio, ero in canile a dargli la pappa“.

Commozione e momento clou

Dopo due settimane ha iniziato a sbloccarsi e dopo tre mi ha fatto commuovere, davvero. Dopo un po’ che ero con lui nel box è venuto da me, mi ha annusato la faccia (vedi la fine del video “recuperare la fiducia II”), mi ha leccato e si è girato per prendere la pettorina con la bocca e darmela, come per dirmi, guarda che mi fido, usciamo? Nel video mi trattengo, cerco di non piangere, anzi, mi metto a ridere. Penso a quanti errori loro ci perdonano, a quante volte non ce lo meritiamo. Devis, meriti tutto l’amore del mondo“.

di Maria Paola Gianni
foto di Luca Spennacchio

© Riproduzione riservata.

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