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Quattro Zampe di ottobre in edicola

di Redazione Quattro Zampe

Chi l’avrebbe mai detto che il cane Lassie, femmina nel film, fosse in realtà un maschio? E che il famoso Francis, mulo parlante fosse di fatto una mula? E ancora: il gatto che recita in Colazione da Tiffany, accanto alla splendida Audrey Hepburn all’apice della notorietà, guadagnava cento dollari al giorno (negli anni Sessanta) e viaggiava in aereo in prima classe, mentre la “povera” Elizabeth Taylor, ancora alle prime “armi”, fu pagata meno del cane per girare Lassie. Sono solo alcune delle curiosità rivelate alla splendida mostra “Bestiale! Animal Film Stars” che vanta ben 440 opere ed in programma fino a gennaio al Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Mentre i gatti sono i protagonisti al Museo della Permanente di Milano che espone fino al prossimo gennaio 165 capolavori di Utagawa Kuniyoshi, Maestro dell’ukiyioe, le silografie, meglio conosciute come stampe del mondo fluttuante. Kuniyoshi amava i gatti, in casa ne aveva almeno cinque o sei e si infilavano dappertutto, anche dentro al suo kimono: per lui erano talmente importanti che li ritrasse più volte nelle sue opere.

Gli animali sono sempre più parte integrante della nostra vita, ci appartengono e noi quasi apparteniamo a loro. Per cui ben volentieri abbiamo approfondito questi due eventi per i nostri lettori, per raccontare storie di vita, anche se a Hollywood e in Giappone, in due mondi completamente diversi, ma uniti da un unico comun denominatore: i nostri amici a quattro zampe. Che descriviamo nel Dossier, guidando alla scelta del cucciolo, nelle varie discipline cinofile della Fisc, nelle razze del mese, questa volta dedicate al Pastore Tedesco, al Cane Corso, all’Abissino e al Turco Van, nonché al Gerbillo, per i piccoli animali.

Dulcis in fundo, l’inchiesta sugli zoo: noi tutti, da piccoli, ci siamo andati. Ma ogni giorno che passa si sta sempre più diffondendo un diverso comune sentire: le nuove generazioni sono sempre più sensibili e contrarie ai temi della detenzione forzata e della libertà negata. L’indagine, a cura di Lav e Born free foundation, svela incongruità sul rispetto delle normative dei giardini zoologici italiani e offre il la per un dibattito costruttivo sull’opportunità o meno di tali strutture. La domanda sorge spontanea: quale di questi animali, se potesse parlare, sarebbe felice di fare da bella statuina o addirittura di doversi esibire in un habitat che non è il suo, senza libertà, né, come dimostra l’indagine, una buona qualità di vita?

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