Si comporta come un animale: ricordatelo!
L’antropomorfismo è sicuramente un modo sbagliato di approcciarsi agli animali e i motivi sono più di uno. Innanzitutto perché in questo modo non si tiene conto delle reali necessità di un animale che hanno a che fare con i suoi connotati di specie, di natura espressiva ancor prima che fisiologica.
Un gatto, per esempio, ha bisogno di esplorare, di rincorrere target in movimento, di poter liberare tutto il proprio estro atletico, mentre un cane non può fare a meno di partecipare alla vita del gruppo, di sentirsi coinvolto in un ruolo collaborativo, di poter fare lunghe passeggiate perlustrative.
Modi diversi di affacciarsi al mondo

Dimensione motivazionale
Si chiama “dimensione motivazionale” della specie. Per questo un gatto vive uno stato di benessere profondo che io mi azzardo a definire felicità – solo a patto di poter vivere la propria dimensione motivazionale, ovvero di ritrovare nell’ambiente “target” in movimento, luoghi da esplorare, superfici da scalare per poter tradurre in un comportamento, in un’azione, quel suo desiderio profondo di rincorrere, esplorare, scalare. Allo stesso modo un cane desidera poter assumere un ruolo attivo all’interno della famiglia, averci come referenti autorevoli e sicuri, collaborare in molte attività e potersi gustare una lunga passeggiata-avventura nei boschi.
L’errore dell’Uomo

Non è un caso se i cani e i gatti che vivono in campagna magari sono più smunti e arruffati, ma presentano meno problemi comportamentali.
Vuoi saperne di più?
Abbiamo dedicato a questo tema un ampio articolo pubblicato sul numero di gennaio del nostro giornale. Se te lo sei perso, puoi recuperarlo scaricando la App e leggendolo sul giornale digitale, basta andare a questo collegamento.
A cura di Roberto Marchesini,
Direttore del Siua (www.siua.it)
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