Morso in area cani: chi è il responsabile?

di Studio Legale Zambonin

È bene chiarire, ancora una volta, la posizione della giurisprudenza e della legge riguardo alla responsabilità del padrone di cane per i danni che il proprio animale arreca nel momento in cui si trova custodito nell’area cani. L’argomento di recente è tornato alla ribalta dopo la pronuncia della Cassazione n. 31874/2019 con la quale la Corte ha riaffermato un principio importante: l’obbligo di custodia e la posizione di garanzia del padrone (o del conduttore di cane) sempre e comunque.

IL CASO

Ma vediamo nel dettaglio il caso in questione. Una donna si trovava all’interno di un’area cani con il proprio Pastore Tedesco, lasciato libero di correre spensieratamente, e un altro cane di piccole dimensioni che stava insieme a lei su una panchina dell’area.

Senza che la donna si accorgesse di quanto stava succedendo, un bambino di cinque anni è stato introdotto nell’area cani dalla nonna e, nel giro di pochi istanti, è stato morso a una gamba dal Pastore Tedesco.

La proprietaria, lontana da quanto accaduto e con il piccolo cane sulle gambe, non si è accorta subito dell’aggressione, ma solo successivamente. Viene infatti chiamata dalle urla del bambino e della nonna – per poi intervenire recuperando a forza il Pastore Tedesco e portandolo via.

La padrona del cane ha fin da subito – e per tutto il processo – affermato che essendo l’area adibita allo “sgambamento cani” e al loro diritto di poter stare lì liberi, nulla poteva essere a lei addebitato, avendo sbagliato la nonna a entrare imprudentemente e pericolosamente nella zona.

La donna aveva, poi, abbandonato velocemente l’area cani rifiutandosi di lasciare i propri dati, senza preoccuparsi delle condizioni di salute del bambino rimasto ferito. La nonna, però, era riuscita a scattare una foto della targa del veicolo su cui la donna si era allontanata, consentendo così di rintracciarla. Sul posto, inoltre, era presente anche un passante sentito poi come testimone dei fatti durante il processo.

Il bambino è stato trasportato al Pronto Soccorso dove gli sono stati applicati punti di sutura e prognosticati dieci giorni di malattia.

LA DIFESA DELLA PROPRIETARIA

Durante il processo la difesa della proprietaria ha sempre sostenuto che la condotta posta in essere dalla nonna (l’entrata della stessa nell’area con il bambino) sia del tutto imprevedibile per i cani, nonché vietata dal “Decalogo Aree Cani” che proibirebbe l’accesso alle persone prive di pet al seguito. Secondo tale tesi, quindi, questo basterebbe a far cessare il nesso causale tra la gestione del proprio animale e la reazione dello stesso alla vista del minore (che ha portato a morsi e lesioni personali).

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