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Il volontariato ai tempi del Coronavirus

di Edgar Meyer

Il Covid-19 ha mutato le nostre vite, le nostre abitudini, le nostre convinzioni. In tutti i settori, anche in quello del rapporto con gli animali. Viaggio nel mondo delle associazioni

Piazze vuote, strade deserte, negozi chiusi, timore e desolazione: abbiamo tutti negli occhi le immagini di un’Italia ferma e congelata. Non del tutto, però. Tra i tanti a non mollare per aiutare chi ha bisogno ci sono anche gruppi di persone che, mosse dall’amore, ogni giorno si mettono in gioco in silenzio nelle piccole vite di tanti: sono i volontari delle associazioni animaliste. “Noi non ci dimentichiamo di chi non ha nessuno. Gli animali in difficoltà possono confidare solo in noi. Con tutte le misure di sicurezza necessarie ci rechiamo presso colonie, canili e gattili. Non blocchiamo la nostra opera: l’amore non si ferma”, spiega il presidente di Oipa, Massimo Comparotto. E, anche in tempo di Coronavirus, il volontariato non si è tirato indietro. Talvolta cambiando pelle.

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Le contromosse della Lipu

La vita nei centri di recupero della fauna selvatica, ad esempio, è cambiata molto con l’avvento del Coronavirus. “Per un po’ non abbiamo fatto più entrare il pubblico nella struttura”, spiega la responsabile dello storico Centro della Lipu di Roma Francesca Manzia. “Abbiamo chiesto di lasciare uccelli e altri animali da salvare appena fuori dal cancello…

Articolo pubblicato su Quattro Zampe giugno 2020

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