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Navarre, il lupo che ha scelto di vivere

di Maria Paola Gianni

navarre

Il cuore smette di battere, il corpo è in ipotermia. È a un passo, anzi, a una zampata per andarsene all’altro mondo, prepotentemente colpito da trentacinque maledetti pallini di piombo sparati dal suo peggior nemico, l’uomo. È la storia di Navarre, un lupo di circa cinque anni ridotto in fin di vita e ritrovato agonizzante e semiparalizzato i primi dell’anno nelle gelide acque del fiume Limentra, nell’Appennino bolognese.

Soccorso dalla Polizia Provinciale di Bologna e dagli esperti del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Sasso Marconi, ora è in piena ripresa. Ha raggiunto i trentasette chili (in due mesi ne ha recuperati otto), la rogna ormai è un ricordo, cammina sempre più spedito. Ma la strada verso la guarigione non è finita. E pensare che all’inizio si temeva non ce la facesse, non solo a sopravvivere, ma persino a camminare. Eppure ogni cosa, finora, è andata per il verso giusto. A partire dalla scelta, difficile, ma inevitabile, di sedarlo. Continuava, infatti, a guadare più volte il fiume. Assiderato e con una evidente paresi che manifestava agli arti inferiori, non ce l’avrebbe fatta. Poi, una volta sparato il dardo anestetico, l’animale ha iniziato a rilassarsi finendo così trascinato dalla corrente. A quel punto, Elisa Berti e le altre volontarie del Centro Tutela Fauna di Sasso Marconi si sono gettate in acqua per “ripescarlo”. È stata una corsa contro il tempo. Navarre sembrava non respirare più. Il medico veterinario di Porretta Terme, Alberto Tovoli ed Elisa Berti, una dei responsabili del Centro di Sasso Marconi, hanno subito iniziato il massaggio cardiaco e la respirazione “bocca–bocca”. Dopo interminabili minuti di fatica e speranza, davanti all’incredulità e alla commozione di tutti, il lupo ha ripreso a respirare.

La nuova risonanza magnetica

Novità molto positive dall’ultima risonanza magnetica del 14 marzo, svolta all’ospedale veterinario San Michele di Tavazzano con Villavesco (LO). Come spiega Offer Zeira, il neurologo che da anni collabora col Centro, “il problema principale legato alla paralisi è praticamente risolto, ora Navarre dovrà migliorare la coordinazione del movimento e rinforzare la massa muscolare. E le ulcere che aveva lungo le zampe, dovute alla passata difficoltà di deambulazione, ormai sono quasi scomparse”. Ciò significa che il lupo potrà tornare libero? I medici sono cauti, seppur ottimisti. “Per essere rimesso in libertà ci vuole integrità totale”, frena Zeira, comunque molto soddisfatto dall’esito dell’ultima risonanza magnetica. “Bisognerà verificare la sua completa riabilitazione fisica e comportamentale”, aggiunge Elisa Berti, che in questi mesi con i veterinari del centro di Monte Adone ha seguito Navarre anche con l’omotossicologia, l’agopuntura, l’omeopatia e l’ozonoterapia.

Dalla risonanza di due mesi prima risultava una discospondilite tra la 4° e la 5° vertebra toracica, ovvero una forma infiammatoria-infettiva del disco intervertebrale e dei tessuti circostanti (oggi rientrata) che aveva compresso il midollo spinale causando la paresi degli arti posteriori. Per non parlare dei trentacinque pallini che hanno penetrato il povero Navarre: solo uno è stato asportato, tutti gli altri resteranno per sempre nel suo corpo, a testimonianza della crudeltà gratuita dell’uomo. Il paradosso è che toglierli sarebbe stato più dannoso che lasciarli lì dove sono.

Video commovente

Sono immagini da vivere e da vedere nel meraviglioso video di Andrea Dalpian (prodotto da POPCult), che ringraziamo per averci fornito le foto ad alta definizione. Anche questo è un segnale di rispetto: il fatto che le foto di Navarre, tranne qualche rara eccezione, non ci sono, semmai tratte dai video del suo salvataggio e delle successive riprese della telecamera h24 posta davanti al suo recinto “ospedaliero”. Impossibile per noi raggiungere il lupo col nostro fotografo, per immortalarlo con qualche scatto esclusivo. Non si può. Vuol dire che l’uomo deve stargli lontano, nel pieno e sacro rispetto della natura selvatica del lupo.

Ok, Navarre ha commosso il mondo intero, il video del suo magistrale salvataggio ha oltrepassato gli oceani, ognuno di noi in cuor suo preferirebbe vederlo al sicuro, in un recinto privo di insidie perché lontano dall’uomo cattivo e monitorato dagli angeli col camice bianco del Centro tutela fauna di Monte Adone. Ma Navarre è pur sempre un animale selvatico, da solo in quel recinto morirebbe di crepacuore, ha bisogno di fare la vita di branco, di vivere ampi spazi, insomma, di fare il lupo. L’obiettivo finale, salute permettendo, è di reintegrarlo nel suo habitat naturale, coi suoi simili. Ecco perché non deve prendere confidenza con l’uomo. Solo qualche rara e inevitabile eccezione: come quell’immagine emozionante, sempre tratta dal video, della respirazione bocca a bocca tra Elisa Berti e il lupo Navarre, così chiamato come il personaggio interpretato da Rutger Hauer nel famoso film “Lady Hawk”.

Gli angeli custodi di Navarre

Altra meravigliosa eccezione: quando nel video si vede la mano di Elisa, uno dei suoi angeli custodi, porgergli un uovo crudo e lui, dolce e tenero, lo beve tranquillamente. È lei che lo ha soccorso insieme ad altri colleghi dalle acque gelide dove stava morendo. È lei che non è riuscita a trattenere le lacrime quando ha visto il corpo così smagrito e malridotto del povero lupo. Altro angelo custode di Navarre è, tra gli altri, anche Marzia Naldi, da tanti anni veterinaria responsabile sanitaria del Centro di Monte Adone. C’era anche lei al salvataggio, è lei che dopo il ricovero di Navarre ha fatto tutte le analisi ematochimiche. Un pool di grandi professionisti. Con loro vorremmo festeggiare la liberazione di Navarre, speriamo presto. Noi lo seguiremo anche nei prossimi numeri, nella speranza che torni Libero.

Di Maria Paola Gianni (riproduzione vietata)

Per gli sviluppi sulla storia di Navarre clicca qui

© Riproduzione riservata.

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