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Perché l’Uomo sogna attraverso gli animali?
di Redazione Quattrozampe
Perché l’Uomo sogna attraverso gli animali? Sono portato a rispondere come farebbe lo scrittore di fantascienza Dick: “perché sogna animali”. È quell’orientarsi onirico che ci sorprende, l’ossessione animale, quella fantasia che trasforma nuvole e fumo in fantasmagorie zoomorfe che si rincorrono come le luci di un caleidoscopio, una sorta d’ipnosi estroflessa che, al posto di far fluire immagini rimosse del sé, produce chimere che oltrepassano i territori antropici dell’immaginazione. È così che il nostro mondo si popola di arpie e centauri, di licantropi e vampiri, di animali antropomorfizzati e umani teriomorfi… in una trasfigurazione sciamanica dove il diventar animale è un modo per appropriarsi di qualità magiche da traslare alla comunità degli uomini.
Ci rispecchiamo in loro
L’essere umano si specchia nell’animale, lì può rinvenire similitudini come contrappassi, appoggiare tanto i sogni più estremi, quanto le paure di base. Per questo fin dalle prime esperienze ci troviamo avvolti da riferimenti zoomorfi: popolano le fiabe di un bambino, danno forma ai significati e alle rappresentazioni del sé e del mondo, perimetrano i campi evolutivi verso cui siamo proiettati, incarnano i manufatti che ci circondano – nascosti nella forma di un’automobile o di un attrezzo – sostanziano le nostre proiezioni incognite, siano angeli o demoni, entrano nei modi di dire e negli appellativi che usiamo per caratterizzare vizi e virtù, deflagrano nelle più diverse espressioni artistiche, denotano in modo capillare il nostro quotidiano. Insomma, più che una ragione innata che ci porta verso le altre specie, dovremmo parlare di un volano che si autoalimenta all’interno di una dimensione relazionale colma di ricorsività fino a dar vita a un nodo gordiano impossibile da dipanare. È impossibile guardare in modo oggettivo, vale a dire autenticamente etologico, l’altro di specie perché in modo profondo e a diversi livelli lui è già parte di noi. Questo è forse l’aspetto più problematico per capire l’amore che proviamo verso le altre specie: si tratta, infatti, di un rapporto che già parla di noi.
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Questo articolo, scritto da Roberto Marchesini, direttore del SIUA, è stato pubblicato sul numero di maggio di Quattro Zampe. Se l’hai perso o se vuoi rileggerlo, scarica la nostra App. Potrai consultare anche gli arretrati. Basta andare a questo collegamento. A cura di Roberto Marchesini, direttore del SIUA
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