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Zero cani in canile: Vieste fa scuola

di Redazione Quattro Zampe

A Vieste, lo zero è il numero più importante. Zero costi di canile, zero randagismo, zero intolleranza, zero inospitalità verso gli animali. Se porti la cultura e la conoscenza, il randagismo se ne va. Anche dove non avresti mai immaginato. È così che Vieste, da comune che spendeva 140mila euro l’anno per mantenere i propri cani in canile, ora ne spende solo 10mila e in futuro anche meno.

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I dati del progetto partito sette anni fa grazie a un sistema e a una filiera tra volontariato animalista e istituzioni, ideata da Francesca Toto e reso possibile grazie al gruppo di Vieste della Lega nazionale per la difesa del cane (la responsabile di sezione è Nicoletta Pagano), testimoniano che aver seminato dà i suoi frutti.

“Zero cani in canile” dimostra che l’inerzia delle istituzioni, il fatalismo del “non ci sono più risorse”, può essere superata se il randagismo si combatte con un metodo, fino a trasformare un comune in località animal friendly, fino a veder crescere il turismo, il commercio e l’indotto legato al benessere animale. L’esatto contrario, purtroppo, di uno stile di rassegnazione e lotta impari al Sud dove la piaga del randagismo è ancora endemica e strutturale. Quasi incarnata nel fatalismo del non cambia mai nulla.

“Oggi”, racconta con soddisfazione Francesca Toto, “il risultato del nostro lavoro si traduce in un cambio di rotta. Zero cani in canile, il fatto di non avere più un cane per le strade, è anche una azione di marketing con cui Vieste si è ricavata un importante segmento di mercato che è il turismo di chi va in vacanza con gli animali: cinquanta lidi che accolgono cani, hotel, villaggi, ristoranti, escursioni, cinoanimatori, gelaterie per cani e servizi affinché anche l’abbandono estivo possa essere limitato. Di Vieste sul tema hanno scritto all’estero Lonely Planet, The Local  siamo diventati un caso nazionale”.

Il progetto è un modello da esportare e Francesca è a disposizione di qualsiasi istituzione che voglia metterlo in pratica per ridurre il randagismo. Già a metà febbraio, ad esempio, il Comune di Roma ha presentato un piano che vuole modellare sul territorio laziale la filiera virtuosa avviata da Vieste.

A parlarne con Francesca Toto è stata Rosalba Matassa, responsabile Direzione promozione tutela ambientale e benessere degli animali del Comune di Roma, “madrina” del progetto sin dai tempi della task force  del ministero della Salute. Con lei il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, l’assessore al randagismo di Vieste, Vincenzo Ascoli e il pilota del progetto Cuori in corsa, Giacomo Lucchetti.

Francesca, qual è il segreto per realizzare questo cambiamento epocale?

Parto dall’ultimo evento, e cioè il fatto che dal canile di Acerra (Napoli) dopo sette anni di reclusione, tornano anche gli ultimi otto nonnini in canile del Comune di Vieste. Il punto focale è questo: è possibile prendere i randagi di Vieste appoggiati in altre strutture e riportarli a casa nostra, mettendoli in stallo presso privati o aziende mentre ci diamo da fare per la loro adozione? Dopo che un cane di strada è stato catturato ed è passato per il canile sanitario per la profilassi e la microchippatura, è possibile trovare famiglie che se ne prendano cura in attesa di trovargli una destinazione definitiva? Abbiamo dimostrato, dopo un lavoro di anni di sensibilizzazione e formazione partito nelle scuole primarie fino alle superiori, e con una serie di protocolli con le istituzioni locali, che si può fare. Il risultato è che non solo stiamo svuotando i canili e riportando a nuova vita i nostri cani, ma abbiamo avviato un percorso virtuoso su tutto il territorio.

Spiegaci il progetto

“Zero cani in canile” si basa su queste azioni: sterilizzazioni e profilassi, educazione del cane e della popolazione, adozioni e integrazione animale nel tessuto sociale, task force di controllo, riconversione degli attuali canili in oasi.

Partiamo da “ConFido in te”: è il progetto grazie al quale portiamo nelle scuole dalla primaria sino alle superiori, una campagna di comunicazione. Istruiamo i giovani sulla comprensione della comunicazione canina, sul corretto approccio con gli animali, sulla detenzione idonea (microchip, custodia, raccolta deiezioni), affrontiamo le leggi in vigore. E con i ragazzi particolarmente coinvolti, abbiamo costituito un nucleo di piccole guardie zoofile. Il loro compito è segnalarci ciò che ritengono anomalo ma, soprattutto, imparare a segnalare in modo corretto. Basta vedere nel mondo di facebook quante segnalazioni lacunose circolino per rendersi conto che il primo punto è: conoscere per capire ed essere utili. Intanto, però, abbiamo formato dei cittadini responsabili e sensibili sul tema del benessere animale.

Scuole al primo posto. E poi?

Abbiamo realizzato momenti di incontro e formazione con la popolazione, anche sul come approcciarsi a un cane, e a come segnalarlo all’autorità. Se è un bambino, ad esempio, chiamerà il nonno e con lui telefonerà o si recherà alla polizia locale. Ma la relazione col cane diventa più intensa con la socializzazione che realizziamo col progetto Bada, che sta per “Bambini anziani disagiati animali”. Con i cani che abbiamo in stallo e ancora senza una famiglia definitiva, i bambini si recano nelle strutture residenziali che accolgono anziani. Sono momenti formativi, come quello nella casa di riposo Turati, importanti per la crescita dei ragazzi che aprono la loro esperienza al ruolo sociale dei cani, oltre a capire il loro valore e le risorse che possono donare. Così, aiutiamo nel contempo il cane a socializzare col mondo, ad andare al guinzaglio, ad acquisire competenze e a essere, quindi, il più idoneo possibile per una adozione a lieto fine, dopo essere stato in stallo dopo la sua sterilizzazione, in una famiglia.

E con le istituzioni il progetto come procede?

L’obiettivo è arginare il randagismo. Uno degli strumenti è aver realizzato una task force con la polizia municipale, l’ASL, un veterinario comportamentalista, i carabinieri forestali, i volontari di Protezione Animali, la Protezione Civile, le guardie zoofile, un veterinario convenzionato col Comune, un educatore cinofilo. La task force opera con cadenza settimanale (1-2 giorni alla settimana) per controlli sulla corretta detenzione degli animali: microchip, deiezioni, cani vaganti, abbandoni, maltrattamenti, adozioni, individuazione cani da sterilizzare. La task force fa un censimento della popolazione canina padronale non sterilizzata (in particolare cagne) microchippata e non, al fine di poterla monitorare. Inoltre, abbiamo avviato collaborazioni con l’UEPE (Ufficio di esecuzione penale esterna) di Foggia per progetti anche con i Servizi sociali in supporto ai canili.

Quanto alle sterilizzazioni, come siete riusciti a fermare le cucciolate?

Premesso che se i comuni al Sud non predispongono un’area di degenza, è impossibile sterilizzare e curare i cani, sul nostro territorio la sensibilizzazione va fatta nelle zone interne, laddove ci sono situazioni pastorali, masserie isolate, dove i cani si riproducono e solo alcuni vengono tenuti per ragioni di custodia dei greggi o delle tenute. Invitiamo a sterilizzare le femmine, e chiudiamo così questo rubinetto che genera randagi e cucciolate come piovesse. Presto avremo un incontro con gli allevatori, proprio per chiedere collaborazione nella prevenzione del randagismo attraverso le sterilizzazioni, in cambio di promozione gratuita per le loro aziende attraverso il loro inserimento nell’elenco delle Aziende certificate Animal Friendly. E presto la certificazione sarà riconosciuta, oltre che dalle associazioni, anche dal Comune di Vieste.

In sintesi, i punti di forza sono…?

Una rete provinciale e regionale capillare di volontari con un’unica linea metodologica, aumento adozioni secondo protocollo di tracciabilità, in alternativa al canile, maggiore sensibilità al problema da parte della popolazione, maggiore collaborazione con le Istituzioni. E poi, know how e tutoraggio dei comuni che hanno già in corso il progetto, disponibile per tutti gli altri; protocollo d’intesa tra tutti i comuni della Provincia per un unico regolamento sul benessere animale; possibilità di intercettare finanziamenti europei di sviluppo del turismo Animal Friendly.

Parliamo dei cani che date in affido in attesa di una famiglia. Perché qui sta la parte più innovativa del progetto, e anche il suo successo?

In via sperimentale abbiamo avviato la collaborazione con aziende agricole e turistiche al fine di chiedere l’affido temporaneo o l’adozione di uno o più cani, in alternativa alla loro detenzione nei canili. Le aziende in cambio hanno ricevuto la certificazione “Animal Friendly”. Considerando che siamo una zona turistica, questo ha avuto un grandissimo impatto, sia in termini di maggior afflusso di turisti in questi ultimi anni, sia nel generare un effetto domino tra le aziende, sia che si tratti di agriturismi, alberghi o locali pubblici. È così che siamo arrivati ad avere ben cinquanta lidi a Vieste che accolgono i cani. Un record. Così pure la gelateria per cani, che è stata ripresa dalla stampa internazionale.

La formazione e la conoscenza sono la base di “Zero cani in canile”, quindi?

Esatto. Si va dalla campagna “ConFido” in te alle piccole guardie zoofile, al progetto Bada, alla formazione dei volontari, alla selezione e formazione delle famiglie e delle aziende affinché ospitino gli animali fino all’ adozione. Ma è tutto il lavoro di squadra che rende possibile il miracolo di Vieste. Per questo dobbiamo dire grazie al dirigente ASL Bartolo Baldi e a Luigi Urbano dell’area C, nonché a Barbara Pallina che coordina il gruppo di volontari nelle condivisioni sui post per le adozioni. La macchina funziona perché abbiamo costituito a livello provinciale un coordinamento coerente nel seguire il metodo di “Zero cani in canile”.

Un appello ai sindaci d’Italia?

Il futuro della lotta al randagismo non è nei canili, ma nella collaborazione con attori del territorio, cittadini e aziende. Invece di deportare cani come fossero pacchi postali, cari amministratori, create reti sul territorio con aziende, cittadini, associazioni in alternativa al canile. Se a Vieste ci siamo riusciti potete farlo anche voi! Dobbiamo arrivare al punto in cui le associazioni non dovranno più gestire canili, ma occuparsi di sterilizzazioni, adozioni, campagne di educazione nelle scuole ed essere di supporto ai gestori dei canili nelle attività quotidiane, visto che ci sono comuni che per i loro cani non pagano i canili da anni. E laddove i gestori di canili sono inadempienti le associazioni devono denunciare. Il randagismo va risolto educando la popolazione e i cani e facendosi aiutare dai cittadini. Vieste, che aveva un elevato tasso di randagismo, ci sta riuscendo, perché in altre città non si può? Il fatto che in alcuni comuni foggiani ci sono gli “assessori al randagismo” è incredibile… Non sarebbe auspicabile, piuttosto, l’assessorato al benessere animale?  Anche questo è un obiettivo. Un grazie, intanto, va a chi ha consentito che gli ultimi cani ad Acerra uscissero di canile: in particolare, per restare in tema, il Comune di Vieste, nella persona dell’assessore al Randagismo, Vincenzo Ascoli, che ha già comprato cucce e cibo per chi li ospiterà. Questa operazione diminuirà i costi di randagismo di altri 8.000 euro l’anno. Ad aiutarci nella realizzazione di questo sogno: “La Masseria La Sgarrazza” di Pietro Massimiliano De Vita, il “Residence Elisena” di Pierpaolo Pupillo e Carmela Candelmo, che saranno gli affidatari temporanei dei nonnini fino ad adozione. Un grazie speciale a Claudio Chionchio e a tutto l’ufficio Ambiente.

Ultimo, ma non ultimo aspetto, come si controllano le adozioni?

Sin dall’arrivo del cane, questo viene fotografato e comincia l’iter di adozione, con giornate in piazza, post su Facebook. L’iter ha un protocollo di tracciabilità e impegno alla ricollocazione in caso di problemi successivi all’adozione. Di fatto, negli ultimi anni i numeri sono questi: azzeramento nelle richieste di risarcimento per aggressioni o incidenti di randagi: circa novecento adozioni in sette anni; aumento di sterilizzazioni padronali e di cani con microchip; diminuzione dei maltrattamenti e uccisioni animali. E una cittadinanza collaborativa e informata sulle procedure in caso di ritrovamento degli animali.

La Lega del cane ha ideato questo progetto rivoluzionario. Chi avete aggregato?

Abbiamo realizzato un coordinamento provinciale con venti associazioni locali. Esiste un gruppo Facebook che segue i cani adottabili. Ma ad aver dato visibilità al progetto con adozioni speciali sono stati anche due personaggi dello spettacolo: Max Gazzè, che ci ha regalato uno spot per invitare ad adottare i nostri cani, e Fiordaliso. Grazie al suo accorato appello, abbiamo realizzato una splendida adozione per un cane disabile, che ha trovato famiglia Brescia. E forse sarà un caso, ma Gazzè alla sua ultima partecipazione a Sanremo 2018 ha portato la canzone sulla leggenda di “Pizzomunno e Cristalda”, ambientata proprio a Vieste. Quale occasione migliore per rilanciare il suo spot?!.

Come sarà l’estate 2018 a Vieste?

Dalla prossima estate, ci ha anticipato l’assessorato al randagismo, avremo delle postazioni per la lettura del microchip, per velocizzare la restituzione dei cani smarriti, mentre con l’assessore al turismo, Rossella Falcone, stiamo programmando un calendario di attività per i turisti con animali.

di Stefania Piazzo

© Riproduzione riservata.

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