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Turismo naturalistico: il consiglio di Anna Hausmann

di Maria Paola Gianni

Turismo naturalistico

Abbiamo incontrato Anna Hausmann, la giovane ecobiologa che studia in Africa. Con lei abbiamo parlato di questo continente meraviglioso e della sua avventura. Anna ci parla del Mozambico, uno dei cuori di questa terra e ci racconta della sua rinascita.

La rinascita del Mozambico

Turismo naturalistico
© Giovanni Hausmann

Come ci spiega Anna Hausmann, dopo l’indipendenza dal Portogallo e la fine di una pesante guerra civile, il Mozambico sta pian piano rinascendo ed è terreno di molti investimenti internazionali. Il turismo è ancora limitato, e si concentra sulla costa in luoghi come Punta do Ouro, Bazaruto e le Quirimbas.

L’arcipelago delle Quirimbas è Parco Nazionale riconosciuto Patrimonio Mondiale dall’Unesco e copre habitat unici, come foreste costiere, mangroveti e barriere coralline. La zona costiera e delle isole è vitale per animali come tartarughe marine, dugonghi e megattere. Mentre la zona più interna del parco sostiene popolazioni di specie come elefanti, leoni, leopardi o licaoni.

Lo sfruttamento del gas naturale minaccia l’ecosistema

Turismo naturalistico
© Giovanni Hausmann

La mancanza di fondi per la gestione del parco e il controllo di violazioni, come bracconaggio e pesca abusiva, sono tra i principali problemi riconosciuti dal Wwf. Tuttavia, di recente, lo sfruttamento del gas naturale rappresenta una minaccia ben peggiore. È stato trovato un grosso giacimento sotto l’Oceano Indiano, lungo la costa Nord del Mozambico, in prossimità del parco. L’Eni e Anadarko stanno sviluppando un progetto di estrazione, compresa la costruzione di una base sulla costa per il processamento e l’esportazione.

Nonostante le dovute precauzioni per mitigare l’impatto ambientale, il progetto minaccia di avere ripercussioni sull’ambiente naturale del parco e le risorse che sostengono le comunità costiere, come il turismo e la pesca artigianale. La distruzione e degradazione dell’habitat di mangrovie, l’inquinamento delle acque durante i processi di estrazione e trasporto, l’aumento del traffico navale, rischiano di provocare la perdita di biodiversità e il calo della risorsa ittica, oltre che compromettere un ambiente naturale unico per il turismo.

Commerci illegali e rinoceronti in estinzione

Turismo naturalisticoLa necessità di sviluppo economico e la pressione costante per convertire ambienti naturali in “terreni produttivi” come miniere, allevamenti e agricolture intensive e l’urbanizzazione, stanno minacciando gli ultimi ambienti naturali, compresi quelli legalmente protetti, come parchi nazionali o riserve.

In Africa, e in particolare in Sudafrica, continua a raccontarci Anna Hausmann, il bracconaggio all’interno dei parchi per il commercio illegare di corno di rinoceronte sta portando la specie all’estinzione. La pesca industriale di tonno applicata con metodi non sostenibili e la caccia alle pinne di squalo stanno devastando l’ecosistema marino.

L’Uomo sta intossicando il mondo

Turismo naturalisticoPurtroppo non esiste posto al mondo che sia realmente “incontaminato”, non solo in Africa.

L’impronta umana ha raggiunto anche i luoghi più remoti della terra, come i poli o il cuore della foresta amazzonica. L’uomo è parte dell’ecosistema e da sempre ha modificato l’ambiente più o meno in armonia con le sue dinamiche.

Tuttavia, l’inquinamento e gli effetti del riscaldamento globale stanno minacciando anche i luoghi più impensabili. Recentemente in Brasile una diga di rifiuti tossici derivati da scavi minerari è crollata generando un colossale disastro ambientale, avvelenando le acque del rio Doce fino all’Atlantico.

Stiamo intossicando il mondo, e noi con lui.

Ecoturismo, salvezza dei popoli

Turismo naturalisticoDifficile dare una soluzione al problema che coinvolge tematiche politiche, economiche e sociali. “Quello che possiamo fare noi come singoli è riconoscere e dare valore al nostro patrimonio naturale mondiale”, conclude Anna, “rendere la sua protezione competitiva rispetto ad altre pressioni economiche, ad esempio, tramite l’ecoturismo. L’ecoturismo, specialmente in paesi in via di sviluppo, sostiene economicamente il mantenimento di parchi e riserve, e porta benefici alle popolazioni locali, generando lavoro”. E ancora, sempre l’ecobiologa: “Consiglio di scegliere un turismo naturalistico a basso impatto ambientale, di visitare luoghi meno conosciuti, di sostenere le piccole produzioni locali e rispettare ed esplorare la diversità culturale e biologica di ogni luogo. Questa è una piccola parte di tutti noi che può diventare grande, se collettiva”.

Vuoi saperne di più?

Abbiamo dedicato a questo tema un ampio articolo pubblicato sul numero di marzo del nostro giornale. Se te lo sei perso, puoi recuperarlo scaricando la App e leggendolo sul giornale digitale, basta andare a questo collegamento.

 

 

di Maria Paola Gianni – foto di Anna Hausmann, Maria Felicia, Giovanni Hausmann

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