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Occhio al rapporto sbilanciato

di Roberto Marchesini

La presenza del cane non è più una questione di possesso o di gestione, ma una dimensione di vita. È indispensabile, però, costruire una relazione equilibrata e allargata, anche frenando le aspettative

La relazione con il cane, così come si è andata configurando in questi ultimi quarant’anni, può essere definita come “affiliativa”, perché di fatto comporta l’integrazione del quattro zampe all’interno del nucleo di famiglia con una condivisione degli spazi più intimi – dalla cucina alla sala da pranzo – e una consuetudine altrettanto continuativa, articolata e profonda. Non si tratta, perciò, solo di convivenza o di coabitazione, ma di comunanza nei ritmi e nelle abitudini quotidiane, di penetrazione nella biografia delle persone, d’influenza sulle scelte più importanti della famiglia e persino d’intervento sulle dinamiche di gruppo.

Con l’avvento dell’urbanesimo, il cane è entrato definitivamente nella casa modificando in modo profondo una relazione che prima si svolgeva più nell’attività esterna…

Articolo pubblicato su Quattro Zampe luglio 2020

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