Cani anti-Covid

di Daniela Maccioni

Illustrazione di Paolo Maccioni

Il miglior amico dell’uomo sa aiutarci persino a combattere la pandemia, grazie al suo fiuto in grado di riconoscere la diffusione del Coronavirus

Al migliore amico dell’uomo, sin dalla notte dei tempi, sono stati affidati i più disparati compiti, dalla guardiania del bestiame alla caccia, dalla guida dei non vedenti alla semplice compagnia quotidiana e, oggi, è utilizzato anche come supporto per scovare il Covid-19. La pandemia ha cambiato in modo radicale le nostre vite. Pure per i nostri amici a quattro zampe non è stato facile: da quelli abbandonati per l’ignoranza di chi erroneamente credeva che fossero serbatoi di malattia e diffusori di virus, a quelli confinanti in casa perché i loro padroni erano contagiati, che poi sono potuti uscire grazie al supporto delle numerose associazioni di volontariato.

Dall’altro lato, i nostri fedeli amici sono sempre stati pronti a dare il loro contributo in questa difficile situazione. Al punto di diventare cani anti-Covid, unità cinofile addestrate per fiutare e rilevare chi è infetto da Sars-Cov-2, arrivando a una percentuale di attendibilità pari al 94% (ricerca pubblicata su Bmc Infectious Diseases): non male come risultato se si pensa che il cane lo può fare in modo più preciso, più rapido e più economico…

Articolo pubblicato su Quattro Zampe di settembre 2021

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