L’ultimo lupo: droni e cuccioli

di Maria Paola Gianni

Per il film L’ultimo lupo, di Jean-Jacques Annaud, non si è badato a spese. La pellicola è spettacolare e parla di lupi e uomini, nell’ambiente naturale dei predatori a quattro zampe. Nel corso della realizzazione sono state usate tecnologie sofisticatissime metodi di addestramento naturali.

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Droni e corridoi separati

Per diverse scene sono stati anche utilizzati i droni, perché le riprese aeree o dall’elicottero avrebbero fatto muovere troppo la neve e avrebbero fatto troppo rumore oltre che spaventato gli animali. “Il drone ha il vantaggio di essere silenzioso. Ahimè ne abbiamo distrutto uno durante le riprese delle scena al galoppo”, continua il regista.

Aggiungiamo a questo anche un altro elemento: lupi e cavalli non sono proprio amici. Per tutte le scene in cui i due animali sono insieme, Andrew Simpson ha fatto costruire dei corridoi separati dove lupi e cavalli hanno passato dei mesi. Come ci spiega Annaud, “al momento delle riprese, gli addestratori dei lupi hanno indossato delle calze blu e si sono messi sul cavallo, mentre le persone che si occupavano dei cavalli gli stavano accanto, anche loro vestiti di blu, tipo puffi, così che potessero essere cancellati poi in post produzione“. Le due equipe controllavano così i cavalli e il branco di lupi, pronti a intervenire in qualsiasi momento. Una buona parte degli effetti speciali del film è stata utilizzata per modificare queste scene. Un’altra parte è stata destinata ad aggiungere all’inquadratura i lupi quando la vicinanza sarebbe stata troppa per non mettere a rischio i cavalli. Certo, sarebbe stato più semplice aggiungere i lupi in post produzione.

“Questa cosa l’abbiamo fatta per una quindicina di scene”, replica il regista, “questo tipo di lavoro dà dei buoni risultati quando si tratta di riprese da lontano su grandi spazi. Al contrario, con questa tecnologia, è difficile ottenere un buon risultato per le scene più intime, le più emozionanti. Le immagini generate dai computer danno sempre un effetto stile cartone animato”.

Tre anni per addestrare i cuccioli

Veniamo ai veri protagonisti del film e cominciamo dall’inizio: la nascita e l’addestramento dei cuccioli. “Abbiamo utilizzato lo stesso processo fatto per L’Orso”, spiega il regista, “durante l’addestramento dei cuccioli di orso, avevo avuto il tempo di girare Il nome della rosa. Aspettando che i nostri lupi crescessero, ho girato invece Il principe del deserto. La produzione cinese ha acconsentito a finanziare la preparazione, accettando il fatto che ci sarebbero voluti tre anni affinché girassimo la prima scena”. Insomma, bisognava prendere dei cuccioli di lupo, farli crescere all’interno di parchi costruiti appositamente per il loro sviluppo, sotto una sorveglianza costante. Hanno coinvolto così il più famoso addestratore di lupi al mondo, il canadese Andrew Simpson, che si è trasferito in Cina per tre anni. “A fine riprese Andrew ha ottenuto il permesso di portare con sé gli animali che aveva tirato su e visto crescere, che aveva addestrato quotidianamente e che erano diventati i suoi bambini”, tiene a precisare Jean-Jacques Annaud, “il branco oggi vive in montagna, a Calgary e Andrew racconta che ogni giorno i lupi aspettano di veder arrivare i camion regia.

 

 

a cura di Maria Paola Gianni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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