Tecnico veterinario, un professionista che migliora l’assistenza agli animali
Rappresenta un ruolo chiave nelle strutture veterinarie moderne: ecco di cosa si occupa questa figura professionale ancora poco conosciuta
Il tecnico veterinario supporta il medico veterinario nelle attività cliniche e organizzative, contribuendo a migliorare l’efficienza operativa e la qualità del servizio. Si tratta di una professione sempre più centrale in un settore in espansione. Secondo i dati UnionCamere e InfoCamere, le imprese dedicate alla cura degli animali sono quasi raddoppiate negli ultimi dieci anni (+90,1%) e oggi il mercato ha un valore stimato di 1,3 miliardi di euro, con una crescita media annua del 7%.
Le strutture veterinarie private nel nostro Paese sono oltre 8.400 e rappresentano un sistema diffuso su tutto il territorio nazionale. In parallelo cresce anche la figura del tecnico veterinario con circa 4.000 – 6.000 professionisti attivi (circa 16 tecnici ogni 100 veterinari) per quasi il 50% concentrati al Nord.
Il neonato OPSV – Osservatorio Permanente Servizi Veterinari, il primo organismo indipendente dedicato allo studio dei modelli gestionali e dei dati della sanità animale nel nostro Paese, ha svolto la prima mappatura nazionale del tecnico veterinario: per saperne di più sulla figura del tecnico veterinario abbiamo intervistato Francesco Albano, founder dell’Osservatorio e responsabile Formazione & Innovazione di ABIVET, azienda che dal 2000 eroga l’unico corso in Italia per tecnico veterinario riconosciuto dall’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani).

Chi è e che cosa fa un tecnico veterinario?
Il tecnico veterinario è una figura fondamentale, insostituibile e il perno centrale del team sanitario all’interno delle moderne strutture veterinarie, sia dal punto di vista medico, sia organizzativo. Il suo ruolo è quello di affiancare il medico veterinario in un’ampia gamma di attività. Le sue mansioni principali spaziano su più fronti: dall’assistenza clinica diretta, ovvero l’accoglienza del paziente e il supporto operativo sia in sala visite, sia in sala chirurgica, alla diagnostica di laboratorio, fino alla gestione e amministrazione che comprendono il coordinamento e l’organizzazione efficiente della clinica, la gestione delle relazioni con i clienti e la parte amministrativa dello studio.
Oltre alle cliniche e agli ambulatori, può trovare sbocchi professionali anche nell’informazione scientifica del settore veterinario, presentando prodotti e soluzioni innovative ai professionisti, e, in un futuro prossimo, anche nel mercato dei grossi animali.

Quali sono le differenze con il medico veterinario? E con l’assistente veterinario?
Le differenze sostanziali risiedono nel livello di autonomia medica, nelle competenze certificate e nell’attuale quadro normativo. Il tecnico veterinario non sostituisce il medico veterinario, ma lo affianca e lo supporta. Il medico veterinario ha la responsabilità finale della diagnosi e degli interventi, mentre il tecnico si occupa dell’assistenza clinica pratica (accoglienza del paziente, sala chirurgica), della diagnostica di laboratorio e della gestione organizzativa. Il profilo del tecnico veterinario in Italia è stato recentemente definito e riconosciuto ufficialmente nei suoi requisiti di conoscenze, abilità e competenze a livello normativo (Norma UNI 11874 del 30 aprile 2025).
Rispetto all’assistente veterinario la distinzione è di sostanza. “Assistente veterinario”, così come “infermiere veterinario” o “aiuto veterinario”, sono denominazioni generiche che in Italia non corrispondono ad alcun profilo professionale riconosciuto: non hanno una norma di riferimento, né un percorso formativo strutturato, né un sistema di certificazione delle competenze. Chiunque potrebbe fare un corso di 2 giorni e chiamarsi “assistente veterinario”. Il tecnico veterinario, al contrario, oggi ha tutto questo: una norma UNI che ne definisce conoscenze, abilità, autonomia e responsabilità, un percorso di formazione codificato e la possibilità di certificare le proprie competenze attraverso enti terzi.
In altre parole, l’assistente veterinario indica genericamente “chi dà una mano” in struttura; il tecnico veterinario è una figura formata, valutata e certificata su standard precisi.

Come si diventa tecnico veterinario?
Il percorso formativo è aperto a tutti, senza limiti di età o requisiti di esperienze pregresse. In Italia si può diventare tecnico veterinario qualificato principalmente attraverso due modalità. Il percorso standard, come per esempio quello di ABIVET, prevede un percorso intensivo di due anni, strutturato in almeno 500 ore di teoria e 800 ore di pratica con tirocinio obbligatorio. Il piano di studi copre discipline come biologia, chimica, zootecnia, infermieristica veterinaria di base e anatomia animale. Al termine del biennio è necessario superare un esame finale con prove sia teoriche che pratiche.
Esiste poi la possibilità di accesso diretto per esperienza, nel caso di lavoratori sul campo: chi ha già maturato esperienza pratica, può accedere direttamente all’esame finale. Il requisito indispensabile è aver svolto la professione per almeno tre anni, dimostrabili tramite una certificazione ufficiale come un contratto di lavoro. Oltre alla formazione tecnica, però, per fare questo lavoro sono indispensabili una profonda passione, empatia e forza d’animo, date le numerose sfide e il forte impatto emotivo legato alla cura degli animali.

Il numero di tecnici veterinari è maggiore nelle regioni del Nord: perché? Ne servirebbero di più nel nostro Paese?
La maggiore concentrazione al Nord rispecchia in buona parte la geografia stessa del settore: è lì che si trova la densità più alta di strutture veterinarie organizzate, di cliniche di medie e grandi dimensioni e dei primi gruppi e catene, cioè i contesti in cui la figura del tecnico viene effettivamente inserita e valorizzata in organico. A questo si aggiungono una diffusione più precoce del modello “professionalizzato” della clinica veterinaria e una maggiore propensione di spesa delle famiglie per la salute degli animali. Dove la struttura è più strutturata, in sostanza, il tecnico diventa una necessità organizzativa, non un’opzione.
Quanto al fabbisogno, la risposta è netta: sì, ne servirebbero molti di più, su tutto il territorio. Il confronto con l’estero è impietoso. Nel Regno Unito il rapporto è di circa un tecnico per ogni medico veterinario, in Francia e Germania di circa uno ogni due, mentre in Italia siamo ancora fermi attorno a un tecnico ogni sei o sette veterinari.
Non è solo una questione di numeri: è una straordinaria opportunità di crescita, in un mercato in piena espansione. Negli ultimi anni le imprese che operano nei servizi di cura per gli animali sono cresciute in modo molto sostenuto, in un comparto che vale oggi oltre un miliardo di euro e continua ad allargarsi. Allinearsi agli standard europei significherebbe migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi offerti ai proprietari e, allo stesso tempo, creare migliaia di nuove opportunità professionali qualificate.

Di cosa si occuperà il nuovo Osservatorio Permanente dei Servizi Veterinari?
L’Osservatorio Permanente Servizi Veterinari (OPSV) è nuovo ed è il primo organismo indipendente in Italia dedicato all’analisi dei dati e dei modelli gestionali della sanità animale. Tra le sue prime attività ha già realizzato una mappatura nazionale della figura del tecnico veterinario e continuerà a definire gli standard di questa professione. Si occuperà anche di:
- Analisi e monitoraggio del mercato: fotografare un mercato in rapida evoluzione e interpretare le dinamiche del sistema veterinario italiano
- Studio dei dati e dei modelli gestionali: analizzare i dati e i modelli di gestione della sanità animale
- Valorizzazione del personale e delle competenze: porre una “lente d’ingrandimento” sul valore delle persone che operano nelle strutture
- Supporto alle decisioni strategiche: fornire dati e strumenti concreti utili a supportare le decisioni strategiche e a migliorare i modelli di gestione
- Colmare il gap con l’Europa: analisi e stima del potenziale di crescita del settore in Italia rispetto agli standard europei
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